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Breve storia del Cloud, dai primi anni ’60 ad oggi

In principio tutto partì dal Dipartimento della Difesa Usa

Cloud, una delle parole più inflazionate degli ultimi tempi e di cui si sente sempre più parlare!

Ma quando nacque tutto quello che c’è dietro e che rappresenta più che il futuro, il presente più attuale?

Già nei primi anni ’60, DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency, agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti) aveva chiesto al MIT di sviluppare una tecnologia che consentisse ad un computer di essere usato da due o più persone contemporaneamente. Si trattava di un Cloud primitivo con due o tre persone che vi avevano accesso.

Dopo alcuni decenni decisamente fondamentali, in cui nacquero dapprima Arpanet (una versione preistorica di Internet) e poi la Rete per come la conosciamo adesso, l’uso di computer virtuali divenne popolare negli anni ’90, portando allo sviluppo della moderna infrastruttura di trasferimento e condivisione del dato.

Il Cloud alla fine degli anni ’90

Nelle sue fasi iniziali, il Cloud è stato utilizzato per esprimere lo spazio vuoto tra l’utente finale e il provider. Nel 1997, il professor Ramnath Chellapa della Emory University ha definito il Cloud Computing come il nuovo “paradigma dell’informatica, in cui i confini del calcolo saranno determinati dalla logica economica, piuttosto che dai soli limiti tecnici”. Il Cloud ha guadagnato popolarità man mano che le aziende hanno acquisito una migliore comprensione dei suoi servizi e utilità.

Nel 1999, infatti, Salesforce è diventato un esempio popolare di utilizzo del Cloud Computing con successo. Lo hanno usato per diventare pionieri dell’idea di utilizzare Internet per fornire programmi software agli utenti finali. Il programma (o l’applicazione) è accessibile e scaricato da chiunque abbia accesso a Internet.

La nuvola negli anni 2000 

Nel 2002, Amazon ha introdotto i suoi servizi di vendita al dettaglio basati sul web. È stato il primo business importante a pensare di utilizzare solo il 10% della propria capacità (che all’epoca era comune) come un problema da risolvere.

Il modello infrastrutturale di Cloud computing ha dato loro la flessibilità di utilizzare la capacità del loro computer in modo molto più efficiente. Poco dopo, altre grandi organizzazioni hanno seguito il loro esempio.

Nel 2006 Amazon ha lanciato Amazon Web Services, che offre servizi online ad altri siti Web o clienti. Uno dei siti di Amazon Web Services, chiamato Amazon Mechanical Turk, offre una varietà di servizi basati su Cloud, tra cui storage, computazione e “human intelligence“.

Nel 2007, IBM, Google e diverse università hanno unito le forze per sviluppare una server farm per progetti di ricerca che necessitavano sia di processori veloci che di enormi set di dati. L’Università di Washington è stata la prima a iscriversi e utilizzare le risorse fornite da IBM e Google. La Carnegie Mellon University, il MIT, la Stanford University, l’Università del Maryland e l’Università della California a Berkeley hanno subito seguito l’esempio.

Le università hanno immediatamente realizzato esperimenti informatici che possono essere svolti più rapidamente e con meno soldi, se IBM e Google sostengono la loro ricerca.

Poiché gran parte della ricerca era focalizzata sui problemi in cui IBM e Google avevano interessi, hanno anche beneficiato dell’accordo. Il 2007 è stato anche l’anno in cui Netflix ha lanciato il suo servizio di streaming video, utilizzando il Cloud, e fornito supporto per la pratica del “binge-watching“.

 

Nel 2011, IBM ha introdotto il framework IBM SmartCloud, a supporto di Smarter Planet (un progetto di pensiero culturale). Quindi, Apple ha lanciato ICloud, che si concentra sulla memorizzazione di più informazioni personali (foto, musica, video, ecc.).

Inoltre, nel corso di quest’anno, Microsoft ha iniziato a pubblicizzare il Cloud in televisione, rendendo il pubblico consapevole della sua capacità di archiviare foto o video con un facile accesso. Rendendo il cloud un termine conosciuto non solo per “gli addetti ai lavori”.

Storage Cloud personale e aziendale

Lo storage Cloud Computing per uso personaleconsente un facile accesso e condivisione di file. I dati memorizzati sul Cloud, come fotografie e musica, possono essere condivisi con gli amici utilizzando uno smartphone o un laptop di amici, proteggendo al contempo i dati personali da perdite e danni.

I servizi offerti dal business Cloud sono piuttosto diversi e rientrano in tre categorie di servizi di base: IaaS (Infrastructure-as-a-Service), PaaS(Platform-as-a-Service) e SaaS(Software-as-a-Service).

Sicurezza e Cloud

La sicurezza del Cloud è notevolmente migliorata negli ultimi anni e offre ora una protezione paragonabile ai sistemi di sicurezza IT tradizionali.

Ciò include la protezione delle informazioni critiche da cancellazione accidentale, furto e perdita di dati. Detto ciò, la sicurezza è, e potrebbe sempre essere, la preoccupazione principale della maggior parte degli utenti Cloud privati.

Questi Cloud privati ​​sono fondamentalmente centri dati, che utilizzano molte delle tecnologie Cloud di base. Offrono tutti i vantaggi di un cloud pubblico, ma hanno il vantaggio di controllare i problemi di sicurezza e privacy.

Insomma, una guerra a suon di nuvole, spazi e sicurezza… Amazon, Google, IBM, e altri interlocutori stanno battagliando spinti da performance, e stabilità…continuate a seguirci, se vi va condivideteci, per rimanere sempre aggiornati su Cloud e tutto quello ci gira intorno!







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Jetty, la rivoluzione delle assicurazioni semplici e veloci?

Ma arriverà mai in Italia? Anzi, l’Italia è pronta?

Quante volte succede che alcuni affittuari non sono in grado di soddisfare i requisiti e le richieste di un deposito cauzionale o dell’essere garante per un nuovo contratto di locazione. Tutto questo a scapito della volontà di trovare una situazione di vita stabile!

Partendo proprio da questa problematica, comune a tantissime persone, Jetty cerca di venire loro in aiuto, puntando ad essere un servizio affidabile ed offrire a queste persone la sicurezzae la serenità per concentrarsi su altre questioni importanti della loro vita.

Cos’è Jetty?

La missione di Jetty è quella di costruire una compagnia di assicurazioni progettata per soddisfare le esigenze dei moderni consumatori urbani.

Per chi non lo sapesse, la compagnia di assicurazione Jetty è stata fondata da Mike Rudoy e Luke Cohler.

Appena nata, la società si è aggiudicata un investimento da 4 milioni di dollari che gli è servito per il primo periodo di prova.

In poco tempo, infatti, Jetty è risultata essere operativa in 5 stati Usa (Pennsylvania, Illinois e Georgia, New Jersey e Florida), con un piano di espansione costante.

Rudoy ha dichiarato che, nel progettare l’azienda, Jetty è stata pensata proprio per soddisfare i bisogni assicurativi dei tanti consumatori a cui l’industria assicurativa tradizionale non ha ancora saputo dare risposte.

I consumatori a cui si riferisce Rudoy sono gli inquilini non proprietari, i proprietari, i condomini, e tutti quelli per i quali la stipula di una copertura assicurativa è più complicata del normale.

Ciò che rende Jetty per certi versi rivoluzionaria, è che l’intera esperienza, dalla registrazione iniziale alla richiesta di deposito, può essere completata online.

Lo stress di cambiare casa

Attualmente sono quattro i prodotti assicurativi lanciati dalla startup.

Il primo, pensato per proprietari di appartamenti e condomini, punta ad offrire una copertura (per la casa, gli inquilini e tutto ciò che c’è dentro) per diversi tipi di problematiche che vanno dagli incendi ai furti.

Trasferirsi in un nuovo appartamento è di certo una bella sensazione, ma allo stesso tempo può risultare stressante e snervante.

Tutti i passaggi logistici che devi compiere prima di entrare fisicamente nel nuovo spazio, in genere, mettono tanta pressione. E, come se non bastasse, una volta che ti trasferisci e stabilisci nel nuovo posto, le preoccupazioni – che vanno dai tubi che perdono alle intrusioni in casa – non si fermano.

La missione di Jetty, quindi, è quella di rimuovere gli ostacoli e i rischi del noleggio e per proteggere gli affittuari contro battute d’arresto di ogni tipo.

Più accessibile e facile da usare rispetto ai fornitori di assicurazioni tradizionali, Jetty è una soluzione moderna ai vecchi problemi: come proteggere le cose che apprezzi, pagare per la casa che vuoi e rassicurare il tuo nuovo padrone di casa che sarai un inquilino responsabile.

Anche se le circostanze individuali sono diverse e dovresti richiedere un preventivo dalla compagnia per ottenere informazioni più personalizzate, in generale Jetty può aiutarti a risparmiare denaro e superare ostacoli che potrebbero aver impedito in precedenza di noleggiare o ottenere l’assicurazione degli affittuari.

Disruptive Jetty?

Assicurazioni istantanee per le piccole cose, un “disruptive” business a cui stanno puntando anche le compagnie italiane. Il servizio giusto, al momento giusto, alla giusta persona! Ma poi? Bisogna aspettare che l’agente arrivi a casa per firmare…con Aliaslab non è così! Il cliente riceva la richiesta di assicurazione, si identifica a distanza con un selfie e firma elettronicamente la proposta con il suo telefono!

I mezzi digitali sono pronti, ma Jetty si è già “fatta le ossa” dall’altra parte dell’oceano.

Come se non bastasse, Jetty offre una serie di vantaggi esclusivi e servizi extra per i sottoscrittori, con sconti e promozioni su cibo e bevande, articoli e servizi per la casa.

 

Ma, a questo punto della storia, la domanda è davvero spontanea: arriverà mai in Italia?

Forse sarebbe una disruptive company,  verso la quale i potenziali clienti e sottoscrittori di polizze, che quotidianamente cercando di trovare soluzioni alternative e fantasiose alle richieste di depositi o garanzie.







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Sicurezza, fake news e impazienza degli utenti: il caso Fortnite

Il videogioco che creato così tanta hype intorno a sé da far scaricare versione fake ai fan

Fin dalla sua uscita, nel luglio 2017, il videogioco Fortnite non ha fatto altro che suscitare scalpore e far parlare di sé. Il gioco, nella sua versione Battle Royale, è già disponibile su piattaforma iOS per i clienti Apple, e dalla casa di produzione fanno sapere che ben presto sarebbe arrivata la versione per Android.

Ma succede che i fan del videogioco proprio non riescono ad attendere e iniziano a scaricare versioni fake all’interno delle quali ci sono malware. Questi software, ovviamente dannosi, sono per lo più spyware utili a registrare l’attività online degli utenti per scopi criminali. Ed è stata proprio l’impazienza dei fan del gioco a spingere gli hackerad un’azione simile. Questo e altri tipi attacchi alla sicurezza sono ad oggi un grande rischio per gli utenti, per questo Aliaslab focalizza la sua esperienza su sistemi capaci di proteggere l’utente senza diminuire la sua esperienza di navigazione ed utilizzo di App e servizi online.

L’azienda proprietaria del gioco ha spiegato la presenza di queste versioni fake,  ma la sicurezza degli utenti, non sempre attenti a discernere tra realtà e fake, ha messoin discussione la loro privacy“.

Fortnite fake online: occhio alle versioni

Purtroppo, imbattersi in Fortnite fake è semplicissimo: esistono due tipi di software disponibili online.

Il primo è un’app che si scarica attraverso ricerche Google. E qui è utile tenere bene a mente che l’unico modo per salvaguardarsi, ed essere sicuri di scaricare applicazioni non infette da virus, è usare i canali ufficiali (ad esempio, Google Play).

La seconda tipologia è costituita da file APK (Android Application Package), ossia archivi che contengono le risorse necessarie per far funzionare l’app. E per rendere tutto più credibile ed appetibile per gli utenti, gli hacker riprendono immagini attendibili che sono state utilizzate nelle versioni originali.

Le truffe di Fortnite per Android sono state scoperte da Android Police durante alcune delle consuete ricerche su Google e su YouTube.

Quindi, se siete fan di Fortnite e avete un dispositivo Android, il consiglio è semplice: state molto attenti alla vostra privacy, perché il rischio è molto alto. Aspettate le versioni ufficiali e non fatevi prendere dall’impazienza!

Le fake news attorno al videogioco

Come se non bastasse, Fortnite è stato protagonista di numerose fake news… della serie, “purché se ne parli”. Una di queste, tratta da un sito di notizie di giochi in Germania, raccontava di un fan che avrebbe addirittura “fatto i suoi bisogni” in un sacchetto di carta mentre aspettava di giocare a Fortnite alla convention Gamescom che si svolge a Colonia.

Tutto questo perché i partecipanti alla convention potevano guadagnare uno spray brandizzato Fortnite, qualora si fossero allineati per giocare. Quindi la lunga attesa avrebbe costretto il ragazzo a compiere quel gesto: tutto per ottenere quello spray.

Ebbene, tutta la storia è risultata completamente falsa; però l’eco che ha avuto online è stata enorme.

Come per la sicurezza e la privacy, anche in questo caso il consiglio è semplice: prima di credere ad una notizia, assicuratevi che la fonte sia attendibile  (proprio come il sito che state leggendo!) e non faccia parte di quell’esercito di siti internet farlocchi e con un unico scopo: il clickbaiting!!







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La nuova frontiera del RegTech: ma in Italia si è fermi al FinTech

Gli investimenti in tutta Europa sono in costante crescita

Oramai l’avanzata FinTech è inarrestabile: basti pensare, infatti, che in Europa sono più di 800 i nuovi player finanziari a farsi largo accanto a quelli tradizionali.

Un boom che si rispecchia in un dato: nel 2018 si preannuncia un raddoppio degli investimenti rispetto al 2017.

Di cosa stiamo parlando? Di challenger banks, startup Finance e servizi di pagamento che oggi sono già il 12% delle realtà del settore finanziario di tutta Europa.

Un numero destinato a crescere in virtù della collaborazione che questi operatori stanno sempre più attuando con quelli tradizionali: il 50% dei principali istituti europei, infatti, è già in fase di cooperazione con le cosiddette FinTech con acquisizioni e partnership.

Cos’è il RegTech e a cosa serve?

Il RegTech, termine che racchiude Regulation e Technology e noto anche come tecnologia di regolamentazione, è un nuovo campo nel macro settore dei servizi finanziari.

In pratica sfrutta la tecnologia dell’informazione, con lo scopo di migliorare i processi normativi.

Quindi gli strumenti tecnologici vengono impiegati a supporto di procedure riguardanti l’adeguamento, la conformità, il rispetto di norme, i regolamenti, le leggi.

L’obiettivo del RegTech è senz’altro quello di migliorare la trasparenza e trovare uno standard comune dei processi normativi.

Il RegTech mira ad aiutare sensibilmente aziende ed organizzazioni ad essere sempre in regola con normative e regolamentazioni.

Altro scopo ottenibile con il suo utilizzo, inoltre, è quello di comprendere meglio come queste regolamentazioni possono trasformarsi in opportunità positive per l’azienda, migliorandone le prestazioni.

Il tutto, aspetto non da poco e sicuramente non da sottovalutare, con la peculiarità di far registrare notevoli risparmi alle imprese o organizzazioni che ne sfruttano le potenzialità.

In Europa investimenti raddoppiati: ma l’Italia arranca

 Il RegTech è comunque ancora un mondo poco esplorato, sul quale ci sono sicuramente prospettive positive di crescita.

Come già detto, infatti, gli investimenti in questa direzione sono in continua crescita e di certo non accennano a diminuire.

Tuttavia, però, l’Italia è ancora una dei fanalini di coda a livello europeo: il nostro Paese si piazza al 16esimo posto, dietro altre nazioni quali la Spagna, il Belgio o la Finlandia.

Anche se in Italia si è ancora prevalentemente ancorati al FinTech (la cosiddetta tecnofinanza o, meglio ancora, tecnologia finanziaria), Mauro Macchi, responsabile di Accenture Financial Services ha recentemente rilasciato delle dichiarazioni che lasciano ben sperare sul fatto che l’Italia colmi il gap con gli Paesi europei e mondiali.

“I segnali che osserviamo – spinta all’innovazione da parte dei consumatori, maggiore consapevolezza da parte degli istituti bancari, abbattimento dei costi delle tecnologie unito all’effetto combinatorio che esse producono – sembrano creare un ecosistema sempre più predisposto alla sperimentazione di nuove soluzioni”.

“Il settore finanziario è strategico per il nostro Paese: ricchezza privata, propensione al risparmio, diffusione delle PMI e forte legame delle stesse con il sistema bancario, forti radicamenti territoriali, sono alcuni degli elementi che spiegano perché è fondamentale accelerare il percorso di innovazione e fare un netto salto di qualità posizionandosi tra i leader europei”.

Anche Aliaslab, sempre attiva nel settore dell’innovazione, ha tenuto un evento a Londra il 13 Luglio.

 







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Firma remota: tra sicurezza e comodità di utilizzo

Dalla firma grafometrica alla firma remota: dimentichiamoci il “vincolo di presenza”

Minor spreco di carta, maggior velocità nei processi e abbattimento delle barriere geografiche sono solo alcuni dei benefici apportati dalla grande “digital revolution” a cui stiamo assistendo.

Tali benefici, parecchio significativi e tangibili nel mondo della certificazione dei documenti, hanno contribuito alla repentina diffusione della firma elettronica.

 Firma elettronica e firma grafometrica

La firma elettronica rappresenta una tecnica innovativa digitale in grado di sostituire  documento elettronico “da autenticare” e ne attesta in maniera inconfutabile l’integrità, l’autenticità e la non ripudiabilità.

 

In particolare, la firma grafometrica è una definizione comunemente usata per indicare una modalità di firma elettronica realizzata con un gesto manuale del tutto analogo alla firma autografa su carta.

 Viene svolta attraverso l’uso di tablet/tavolette grafiche dotati di uno screen ed una pennetta che – ricevendo dati biometrici – consentono di firmare elettronicamente mantenendo una firma identica a quella apposta sulla carta. I vantaggi? Minor spreco di carta e archiviazione immediata e multicanale dei documenti firmati digitalmente.

 Questo genere di firma, sempre più diffusa negli sportelli di banca, è certamente caratterizzata da una valenza legale certificata ed un alto livello di sicurezza; tuttavia, ha il limiteche non può esser utilizzata a distanza in quanto:

–       necessiti di una infrastruttura fisica specifica e costosa (tablet e penna elettronica collegata a server di archiviazione)

–       La sottoscrizione deve esser effettuata davanti ad un operatore che proceda all’identificazione del firmatario.

La “distanza” è uno dei punti su cui ci focalizzeremo maggiormente in questo articolo. Una “distanza” di utilizzo divenuta possibile anche grazie alla firma remota, uno strumento elettronico in grado di garantire elevati livelli di sicurezza ed un servizio possibile da utilizzare in maniera semplice, ovunque ed in qualsiasi momento. Un servizio digitale – quello della firma remota – facile da utilizzare in quanto procedura in grado di attestare la validità di un’operazione direttamente tramite Desktop, Smartphone o Tablet. 

 I vantaggi della firma remota

In aggiuntaai vantaggi della firma grafometrica, la firma remota permette anche di aumentare in maniera significativa la velocità di circolazionedei documenti  da scambiarsi a distanza, garantendo comunque validità dal punto di vista legale del documento.

Come è possibile?

La firma digitale remota è un sistema per firmare i documenti digitali, basato sulla stessa tecnologia della firma digitale che conosciamo, in cui i certificati di firma sono tuttavia contenuti su un server, e direttamente collegati con le informazioni (MSISDN) contenute nella SIM del dispositivo di firma (SecureCall).

Essendo il certificato di firma contenuto all’interno di un server, non sono necessari smart card e annessi lettori,  pennette USB per la firma o altri supporti fisici classici. Basta possedere (fisicamente o digitalmente) un generatore OTP (One Time Password), sotto forma di dispositivo stand alone, software PC  o Smartphone Application o un telefono abilitato alla firma SecureCall. Ciò consente al firmatario di autenticarsi firmando da qualsiasi device connessa a internet.

Si potrà firmare ovunque, senza Chiavette USB o Smart Card

Cosa cambia quindi tra firma digitale con chiavetta/ smartcard e firma remota?

A livello di sicurezza, nulla. Entrambi sono strumenti che permettono di firmare digitalmente – in maniera semplice – documenti informatici. La validità è la medesima di un a firma autografa.

I token e le smart card, tuttavia, possono essere scordati (o ancora peggio persi) e può accadere che l’utente si accorga dopo molto tempo di non aver più in possesso più il supporto fisico funzionale all’ottenimento della firma: è proprio per questo che la firma remota è da considerare uno strumento davvero innovativo.

Con la firma remota non serve alcun dispositivo. Basta il tuo telefono cellulare per associare un documento e firmare digitalmente.

 Più sicurezza, più comodità

Dal punto di vista di comodità e semplicità di utilizzo, la firma remota è chiaramente più pratica. Per questo motivo, sempre più utenti iniziano ad utilizzarla. Con la firma remota è infatti possibile firmare attraverso l’utilizzo di password temporanee, inviate all’utente con un semplice messaggio direttamente sul proprio telefonino.

Tali password temporanee non vengono registrate e – anzi – scadono dopo un breve periodo di tempo. Questo minimizza i rischi rispetto ai processi di username e password tradizionali, anche perché vengono – in alcuni casi – utilizzati due canali differenti (rete telefonica e rete internet).

Un sistema sicuro che permette inoltre di apporre la firma digitale in mobilità, anche fuori dal proprio posto di lavoro.







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In questo mondo di mail, tra Pec e ordinarie: la soluzione in un unico strumento

S:MU, il Sistema di Messaggistica Unificata che semplifica la vita

La Posta Elettronica Certificata, più comunemente conosciuta come Pec, è uno strumento da cui non si può più prescindere. Soprattutto per quanto riguarda l’attività delle vostre aziende.

Giusto per farvi un’idea, nel primo bimestre del 2018 si è registrato il nuovo record con 8.168.410 di caselle attive e ben 221.023.300 di messaggi scambiati (dati AGI).

Un fiume incessante, quindi, di mail quotidiane che ogni giorno leggiamo, cestiniamo, malediciamo o ringraziamo. Eppure c’è ancora tanta disinformazione su questo strumento, sulle sue funzioni, utilizzi e potenzialità.

È bene ricordare di cosa si tratta quando si parla di Pec. Proveremo quindi prima a fornirvi un decalogo e successivamente vi illustreremo le potenzialità del servizio di gestione delle Pec “made in AliasLab”.

PEC: il decalogo per capirne meglio i benefici

Una Pec equivale ad una vera e propria raccomandatacon avviso di ricevimento (ovviamente la comunicazione deve avvenire tra due indirizzi Pec).

Il vincolo di segretezza è totale: il suo contenuto, infatti, è protetto.

Tutte le Pubbliche Amministrazioni sono tenute ad accettare le comunicazioni via Pec.

Rappresenta il domicilio digitale di tutte le aziende e società, e di conseguenza tutte le loro comunicazioni ufficiali possono avvenire tramite essa.

Stessa identica cosa vale anche per tutti i professionisti  iscritti ad albi professionali.

Le certificazioni della data e del contenuto di un documento sono assolutamente accertabili e comprovabili.

La semplificazione delle comunicazioni importanti e obbligatorie è tra i punti fondamentali dell’utilizzo della Pec: tramite essa, infatti, si risparmiano tempo e soldi, pur avendo la stessa valenza legale.

La Pec deve essere per legge sicura, nel senso che i gestori devono assicurarne la totale pulizia da virus e malware.

L’importanzalegale della Pec, a differenza appunto di una mail tradizionale, è fondamentale: data la sua sicurezza e affidabilità, infatti, può essere utilizzata anche in sede processuale.

Uno strumento che racchiude tutto: la soluzione di AliasLab

S:MU, ovvero Sistema di Messaggistica Unificata, è la soluzione di gestione centralizzata della Pec proposta da AliasLab con un semplice intento: semplificarvi ulteriormente la vita!

Con S:MU è possibile gestire, da un’unica piattaforma, tutto il traffico in entrata e in uscita di tutte le Pec e mail dei tuoi clienti, senza vincoli massimi di caselle configurabili.

Il servizio organizza e smista le mail in modo automatico, grazie a filtri ed etichette facilmente configurabili. Sarà possibile smistare e assegnare messaggi ai collaboratori, tenendo traccia di tutte le attività svolte.

È possibile gestire invii massividi Pec e posta ordinaria, monitorare e gestire i flussi delle mail e le attività dei tuoi collaboratori: tutto senza particolari competenze informatiche, vista la sua semplicità di configurazione e utilizzo.

Una soluzione conforme inoltre alle linee guida fornite da eIDAS(Electronic IDentification Authentication and Signature, ossia il regolamento dell’Unione Europea che riguarda l’identificazione elettronica), che gestisce grandi quantità di posta elettronica registrata, fornisce prove dei dati ricevuti e trasmessi e garantisce determinate caratteristiche di consegna.

In buona sostanza, S:MU è la piattaforma ideale per aumentare efficienza ed organizzazione, monitorando in modo semplice e intuitivo tutte le Pec e le mail che si inviano e ricevono ogni giorno.

S:MU in pillole 

  • Smistamento automatico e centralizzato di caselle Pec e Peo, con l’assegnazione di tag e filtri a tutte le mail;
  • Possibilità di smistamento manuale di caselle Pec/Peo, attribuendo nuovi tag o assegnando Pec a gruppi di utenti;
  • Configurazione multiutenze e multicaselle Pec/Peo, assegnando le Pec e monitorando il workflow;
  • Disponibile ed accessibile su device mobili, oltre che da desktop.

 Ecco, dopo esserti fatto un’idea del tempo e del denaro che potrai risparmiare, spetta solo a te cavalcare l’onda del cambiamento e farti semplificare la vita da AliasLab!







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PSD2: nuovi regolamenti, nuove business opportunities

Payment Service Directive: come adeguarsi alla nuova direttiva europea e come i player fintech possano trarne benefici economici

PSD2: nuovi regolamenti, nuove business opportunities

Payment Service Directive: come adeguarsi alla nuova direttiva europea e come i player fintech possano trarne benefici economici 

Il 2018 è stato per molti l’anno dell’introduzione della normativa sulla privacy, nota come GDPR. D’altronde, come non potrebbe fare audiencela notizia dell’entrata in vigore di una normativa direttamente connessa alla gestione della privacy e dei propri dati personali

Meno “di moda” ma certamente non meno importante, è stata l’entrata in vigore della direttiva 2015/2366/UE, conosciuta come PSD2 (Payment Service Directive).

Dal giorno 13/01/18, gli Stati europei hanno infatti registrato l’obbligo di recepire all’interno dei propri regolamenti nazionali tale direttiva, finalizzata alla regolamentazione di un mercato finanziario caratterizzato da una crescente complessità in termini di attori e da rapidissimi progressi in termini di innovazione digitale.

La PSD2 ha come obiettivo principale la creazione di un mercato unico ed integrato dei payment services, armonizzandoun regolamento europeo e uniformando le regole per i player bancari e per i numerosi PSP (Prestatori di Servizi di Pagamento) nati grazie alle opportunità offerte dall’evoluzione digitale nel settore Fintech.  Tale intervento, contribuirà a migliorare la sicurezza del financial systeme garantirà – per i consumatori – maggior concorrenza e maggior trasparenza.

Nuove opportunità di business

Per rispondere alle direttive imposte dalla normativa, molti player del mondo fintech hanno progettato sistemi all’avanguardia in grado di differenziare le piattaforme di pagamento e renderle più sicure per gli utenti.

Puntando molto sul concetto di user experience, la PSD2 ha quindi contribuito alla creazione di ingegnose soluzioni tecnologiche in grado di fungere da moderni sistemi di pagamento online. Sistemi in grado di abbattere le barriere all’ingresso di nuovi operatori rafforzando la sicurezza del sistema  e garantendo trasparenza e leale concorrenza a vantaggio dei consumatori.

Facciamo alcuni esempi concreti!

Utilizzando l’internet banking della vostra banca per fare pagamenti o altre operazioni bancarie, vi è certamente capitato di dover compiere una serie di operazioni con il vostro smartphone.Chiamate con inserimento codici a numeri verdi predefiniti (ad esempio Securecall Out-of-Band), creazione di codici da appositi generatori di token dinamici(Securecall Smart Otp) ed altre semplici operazioni talvolta percepite come “scomode”.

Semplici operazioni che nascondono invece geniali soluzioni per compiere pagamenti in totale sicurezza grazie all’utilizzo simultaneo di differenti canali: chiamate su piattaforma GSM insieme a codici generati daapponline (quindi tramite canale web) – ottemperando le linee guida della Strong Customer Authentication (SCA).

Molte aziende del mondo fintechstanno sviluppando un vero proprio meccanismo di concorrenza interna al mercato finanziario per offrire a banche e altri player finanziari soluzioni su misura in grado di rispondere ai requisiti minimi previsti dalla direttiva europea in questione.

Numerosi benefici!

La PSD2 è quindi da considerare come:

– un’opportunità di crescita per il settore finanziario e per i suoi operatori

– un’opportunità di business per le aziende che stanno investendo nell’innovazione digitale applicata al settore fintech

– un incentivo per migliorare la user experience delle piattaforme di pagamento

– uno spunto di connessione tra i “fornitori di tecnologia” e i fruitori della stessa

I grandi player della tecnologia devono mettersi a disposizione, ed essere visti, non soltanto come fornitori di strumenti e soluzioni, ma come interlocutori che offrono il proprio patrimonio di esperienza” Fabrizio Tittarelli, CTO di CA Technologies Italia

Rischi o opportunità?

PSD2coincide quindi con un passo importanteverso il modello noto come “open banking”, in cui le aziende della “finanza tecnologica” potranno sviluppare nuovi payment tools innovando fortemente il mondo dei pagamenti.

Un’evoluzione certamente positiva in linea teorica grazie al miglioramento della sicurezza tramite tali strumenti. C’è tuttavia chi resta titubante di fronte alla “fusione tecnica” tra operatori del settore bancario e aziende esterne in grado di veicolare le strategie fintech e di creare sistemi integrati a quelli bancari.

È indubbio che l’evoluzione tecnologica del settore bancario possa solo che apportare esternalità positive, ma siamo proprio sicuri che tale apertura a nuovi soggetti privati non rischi di aumentare le percentualidi potenziali “brecce” nel sistema bancario e contribuendo a frodi finanziarie? Ad oggi, l’open banking  sembra solo apportare benefici ai settori finanziari. Il resto, lo scopriremo solo vivendo.







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“Fintech revolution”: l’omnicanalità nel settore bancario

Omnicanalità & fintech: online & offline a braccetto nel settore della tecnofinanza

“Bitcoin”, “Blockchain”, “Smartphone payments”!

Quante volte negli ultimi tempi hai sentito parlare di valute elettroniche, pagamenti online e altre tematiche relative all’innovazione nel settore fintech? Tutto ciò è normale!

Il panorama della tecnologia finanziaria mondiale sta letteralmente cambiando e – con esso – stanno cambiando le abitudini di utilizzo di tali servizi da parte degli utenti.

Facciamo chiarezza!

Ma cosa significa fintech? Fintech (tecnofinanza o tecnologia finanziaria, la cui etimologia “fin” come finanza e “tech” come tecnologia) consiste nel processo di digitalizzazione del bank & financial system, all’interno dei quali la tecnologia rende tali sistemi più efficienti.

Il Fintech deve il suo successo e la sua espansione all’avvento di internet affiancato al mobile, oltre alla crisi finanziaria che ha permesso alla tecnofinanza di prendere il sopravvento sul classico sistema bancario evidenziandone i limiti soprattutto in termini di velocitàe reattività ad un mercato sempre più mutevole.

Grazie allo sviluppo di nuovi processi tecnologici innovativi relativi al settore bancario e finanziario, la fintech permette di fornire servizi e prodotti finanziari attraverso le più avanzate tecnologie per quanto riguarda transazioni ed i pagamenti online, intermediazione finanziaria, gestione del rischioe del risparmio e monete elettroniche.

Omnicanalità

Il Marketing Omnicanale si riferisce ad una strategia aziendale che permette al consumatore di comprare od interagire con un prodotto o servizio attraverso il congiunto utilizzo di strumenti online e offline. Normalmente, questo processo migliora la customer experiencedel cliente aumentando le performance di vendita delle aziende.

Nonostante l’omnicanalità stia registrando una profonda diffusione nel settore retail (tablet per ordinare al fast food, merce ordinata online cambiata in store, e così via) tale strategia sta prendendo sempre più piede nel settore fintech, in particolare nel settore bancario.

Ominicanalità è anche… user experience!

Per fare alcuni esempi concreti, è interessante scoprire come alcuni istituti bancari hanno deciso di aumentare la user experience dei propri servizi finanziari erogati online attraverso “gesticomuni ma davvero geniali!

Sparkasse, per esempio, permette di aprire un conto bancario direttamente dal salotto di casa, scattandosi un selfie per attestare la propria identità!

Aprire un conto in banca con un selfie??

Sì! Hai capito bene! Con l’App Apri Conto di Sparkasse  sullo smartphone, dopo aver iniziato il processo sul portale web to www.sparkasse.it, basta fotografare i propri documenti e scattarsi un selfie per ottenere un conto nuovo di zecca!

Un’idea bizzarra (di cui “Aliaslab va molto fiera”)  che ha già riscosso un discreto successo– dicono le statistiche del gruppo bancario – e che ha già trovato grande diffusione tra utenti storici e nuovi curiosi!

Ma come funziona?

Dopo un controllo incrociato tra i documenti dell’utente e la foto del selfie, si generano le credenziali per accedere comodamente al servizio di home banking.

Chiaramente, l’app utilizza una tecnologia che permette di rispettare le normative sulla sicurezza ed è richiesto all’utente di compilare alcuni “campi” obbligatori relativi alla gestione dei dati personali.

Per quanto riguarda il processo di autenticazione, il sistema si basa sulla tecnologia della Firma Elettronica Avanzata da remoto – emessa da una Autorità Certificativa –  spesso accompagnata da Secure Call e OTP (token o chiavetta identificativa).

Questo processo garantisce semplicità di utilizzo, abbattimento delle barriere geografiche, snellimento ed automatizzazione dei processi, diminuzione dei costi; tutto questo, senza tralasciare la variabile sicurezza!

Perché proprio un selfie?

Omnicanalità è la capacità di fondere strumenti offline a strumenti online garantendo un miglioramento della user experience.

Per migliorare la user experience, occorre promuovere processi semplici ed eseguibili dall’utente in maniera naturale!

L’esempio del selfie preso a paradigma in questo articolo, mostra come i più complessi processi tecnologici cerchino di sposare la funzionalità e rendere l’esperienza del fruitore più semplice e naturale possibile.

È per questo che – nonostante l’umanità andrà verso un mondo sempre più tech– l’uomo e le proprie abitudini faranno la differenza e saranno i veri e propri test di mercato per valutare l’efficacia di complesse omnichannel strategies!







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Identità digitale e Blockchain, opportunità da cogliere e sfruttare

Dati e informazioni, comprovate e validate da terze parti, che diventano accessibili e utili per aziende e banche

I temi del Bitcoine dell’Identità digitalesono senz’altro due elementi di grandissima rilevanza, quando si parla di blockchain, soprattutto per le opportunità che si possono aprire e per quelle che già sono oggi accessibili e disponibili.

Nell’oceano di informazioni riguardanti blockchain eIdentità digitale, la certezza è che Blockchain risualta essere un potenziale pezzettino fondamentale di tale processo,  che permette di mantenere dati crittografici e comprovarne l’effettivo possesso in maniera condivisa e trasparente.

In buona sostanza, per spiegare al meglio cosa succede, l’utente decide di condividere determinate informazioni e una terza parte comprova la reale ed effettiva validità dell’identità dell’utente in questione. Semplice, no?

Quindi un’identità che diventa a tutti gli effetti accessibile per, ad esempio, organi istituzionali e banche.

Le identità digitali salvate su una blockchain, infatti, potrebbero essere impiegate dalle banche nelle fasi di identificazione e verifica del cliente,agendo come database di identità digitali blindate e crittografate, cui è possibile accedere in alternativa a database centralizzati.

Così facendo, si migliorerebbe l’efficienza di tutto il processo: dalla digitalizzazione delle fasi di rilascio e verifica delle identità digitali all’automazione di alcuni passaggi intermedi mediante l’adozione di specifici smart contracts.

Identità digitale e blockchain nel mondo

Attualmente si sta lavorando parecchio sulla creazione di un unico standard mondiale – ISO – che controlli e regoli questi meccanismi. Tuttavia, ci sentiamo di dire che il tentativo di creare un sistema per un’unica identità mondiale non avverrà di certo nell’arco di pochi anni. Forse ne saranno necessari 10, addirittura 20, ma comunque niente di tutto questo accadrà nell’immediato.

Un problema che coinvolge parecchi Paesi d’Europa, tra cui appunto l’Italia, è legato alla scelta di un sistema di identità anziché di un altro: da noi, infatti, non c’è nessun incentivo che “convinca” aziende e società ad adottare questi nuovi sistemi, non proprio guardati di buon occhio vista reticenza tutta nostrana nei confronti delle nuove tecnologie e in particolare dello SPID.

In altri Paesi, invece, avviene esattamente il contrario: in Estonia, ad esempio, tutto funziona in modalità eGov. A nostro favore c’è da dire che si tratta di una nazione con una popolazione numericamente inferiore, ma sicuramente si è davanti ad un esempio di Paese virtuoso le cui best practices sono assolutamente da seguire e, perché no, copiare!

Come vengono registrate le informazioni tramite blockchain?

Le identità registrate tramite tecnologia blockchain sono decentralizzate e immutabili.

Uno dei principi del modello blockchain, infatti, è che esiste una fiducia intrinseca nel libro mastro senza una vera e propria autorità centrale.

Praticamente l’integrità di un’identità sulla blockchain può essere verificata proprio perché esiste sulla blockchain stessa.

Molti degli schemi di identità aggiungono la prova che le dichiarazioni di identità sono state garantite da una terza parte comprovata e sicura.

La blockchain è il futuro?

L’identità blockchain è una tecnologia comunque emergente con un ecosistema in un continuo stato di flusso. Di conseguenza, è ancora difficile valutare quanto bene un’identità blockchain risolva i problemi che le identità digitali stanno affrontando oggi.

Ma, quindi, anche se ci siamo già ampiamente dentro, la blockchain rappresenta il futuro?

Una risposta sincera è di certo difficile da dare. Molte aziende e banche stanno attualmente valutando i benefici e i rischi.

Per adesso, tuttavia, è un po’ presto poter dire se e come questa tecnologia cambierà la nostra vita. Proprio per questo, però, è bene continuare a seguirci per tenere sotto controllo tutte le news e gli aggiornamenti relativi, per evitare di farsi cogliere impreparati.







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Vivere – più o meno – paperless? Forse è già possibile

Un giorno completamente senza carta, facendo ogni piccola cosa in digitale, non è poi così utopistico

Appena qualche anno fa, solamente in pochi si sarebbero immaginati di poter dire addio a tutti i documenti di carta.

Infinite pile di carta, infatti, non fanno altro che ingombrare scrivania e cassetti, e ogni volta che dobbiamo sistemarle ci viene un attacco di panico.

Ma riuscireste ad immaginare una vita senza carta? Secondo voi, sarebbe possibile sostituirla con qualcosa di digitale?

Proviamo ad immaginare (anche se già buona parte di tutto questo è già realtà) come potremmo vivere senza carta.

Vivere senza carta? Forse è già possibile

La carta è presente in ogni angolo della nostra quotidianità.

Ecco quindi alcuni settori, e relative azioni, in cui è possibile rimpiazzare la carta con il digitale.

  1. Compila le dichiarazioni online e utilizza il tuo banking online. Sempre più banche ed istituti di credito offrono ormai transazioni senza l’utilizzo di carta.
  2. Libri e riviste. Leggiere è ovviamente importante e necessario. Ma dopo averlo fatto, portali in biblioteca o passali ad un amico.
  3. Uno degli strumenti più utilizzati quotidianamente: non appena svegli, infatti, si controllano le mail. Se ancora sei tra quei pochi che non la utilizzano, cosa stai aspettando?
  4. Sei davvero sicuro di stampare tutto quello che è necessario? Riduci al massimo lo spreco di carta. Se proprio devi farlo, stampa solo ciò di cui non puoi farne a meno.
  5. Identificazione personale e documenti. Scansiona e archivia i tuoi documenti. Di certo il passaporto serve di carta, ma se dovessi mai perderlo, la sua scansione ti aiuterà.
  6. Opere d’arte per bambini e pagelle. Sin da piccoli è importante far prendere consapevolezza i più piccoli delle potenzialità del digitale per apprendere e conoscere il mondo… e anche per informare i genitori dei voti a scuola.
  7. Elenchi, scarabocchi, note e post-it. Non sprecare tanta carta per schizzi e scarabocchi. Appunta le tue idee su smartphone, tablet o laptop… inoltre esistono tantissime app che ti aiuteranno a tenerle ben organizzate.
  8. Ricevute, bollette e documenti. Scansiona e conserva le tue ricevute, bollette e documenti: eviterai di perderle e dover imprecare perché è accaduto.
  9. Cartelle cliniche. Anche gli ospedali e gli studi medici stanno diventando sempre più digitali. Quindi, fallo anche tu!
  10. Privati ed aziende utilizzano i molteplici servizi di fatturazione digitale. I motivi li avete già letti!

 

Una vita paperless? Il futuro è oggi

Un intero giorno paperless forse non è poi così lontano o inimmaginabile.

Vivere una realtà del genere, in larga parte, dipende esclusivamente da noi. Dopo aver messo da parte ciò che decidi di mantenere, infatti, inizia a ordinare tutto e riduci il disordine della carta nella tua quotidianità.

L’assenza di supporti cartacei comporterà di certo ulteriori scansioni, triturazione e conservazione di file. Ma la vita senza carta ridurrà di certo anche lo stress.

Inoltre, proprio perché sicuramente hai più di un dispositivo, uno dei vantaggi di vivere paperless è non dover portare con te quella nota o documento cartaceo. Tuttavia, ricordati di copiarli in tutti i tuoi dispositivi.

Paperless è quindi un termine che viene usato sempre più frequentemente. Ma cosa significa E in che misura si applica?

Sicuramente, nonostante i progressi della tecnologia, tutti usiamo ancora la carta in una certa misura, quindi come possiamo vivere completamente senza carta?

Bene, la verità è che probabilmente ci sarà sempre una qualche forma di carta, ma il problema non sta nell’usare la carta stessa, ma piuttosto nella consapevolezza della quantità usata e dei metodi per cui viene usata.

I mezzi ci sono – documenti online, firma elettronica digitale, identificazione selfie, strong authentication – tutto sommato, spetta solo a te realizzarlo.

Quindi, dopo aver letto questo articolo, non immaginarti all’interno di un futuro distopico da serie tv: inizia semplicemente ad attuare i punti che hai appena letto… ti accorgerai che sei già all’interno del futuro!







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