Approfondimenti

RegTech 2.0: le identità digitali sono il futuro?

Abbiamo organizzato un evento a Londra per fare chiarezza sul futuro di tutti

C’è chi considera il RegTech come una parte del FinTech, al tempo stesso c’è anche chi lo intende del tutto differente, poiché non è prettamente circoscritto a temi amministrativi e finanziari ma, anzi, si occupa anche di altri aspetti aziendali.

Il termineè stato coniato nel 2015 dalla Financial Conduct Authority, che lo descriveva come “un sottoinsieme di FinTech che si concentra su tecnologie che possono facilitare l’erogazione di requisiti normativi in modo più efficiente ed efficace rispetto alle capacità esistenti”.

Facciamo chiarezza, partendo appunto dal nome: RegTech, che deriva da regulation e technology, è sostanzialmente l’utilizzo di strumenti tecnologici a sostegno delle procedure di adeguamento, conformità, rispetto di norme, regolamenti e leggi.

Il RegTech, infatti, oltre ad aiutare aziende ed organizzazioni ad essere in regola con normative e regolamentazioni, serve a far comprendere loro in che modo le regolamentazioni possono essere utilizzate per migliorare le prestazioni complessive.

Praticamente, la vera innovazione consiste nel trasformare quello che è a tutti gli effetti un obbligo in una potenziale opportunità.

A Londra parliamo di RegTech 2.0 e identità digitale

Dopo il successo dell’evento sul RegTech dello scorso anno, giovedì 22 novembre AliasLab UK ha organizzato un altro evento dedicato all’argomento, trattando in maniera specifica la tematica dell’identità digitale.

Londra ospiterà l’evento, realizzato in collaborazione con HCL Technologies, il cui tema è “Le identità digitali sono il futuro?“.

Il fenomeno RegTech continua a crescere per dimensioni e importanza, specialmente nella vibrante scena londinese del FinTech.

Tuttavia, soprattutto in Italia, rimane ancora un universo troppo poco esplorato, ma con prospettive assolutamente positive di crescita. Non è un caso, infatti, che gli investimenti nel settore sono in continua crescita e fanno registrare numeri assolutamente importanti.

Fino a che punto è possibile bilanciare le esigenze di conformità con una user experience snella e di alta qualità?

Questa è una delle domande a cui, all’interno dell’evento, gli ospiti e relatori cercheranno di dare risposta. Tra questi c’è il nostro Aldo Lo Castro.

Prendete nota: Londra, giovedì 22 novembre.In fondo, la capitale britannica val sempre una visita: tra una passeggiata sui suoi bridge e un fish and chips davanti al Big Ben, questo evento è l’occasione ideale per far luce sul futuro imminente… per non rischiare di farsi trovare impreparati!

AliasLab & RegTech

AliasLab ha lavorato sodo per fornire soluzioni che soddisfino entrambi questi requisiti e per collaborare con una serie di nuove aziende RegTech che operano in questo settore, con soluzioni sempre più potenti e personalizzate che offrono velocità e maggiore valore.

È molto probabile, infatti, che se hai utilizzato una carta di credito, hai chiamato una società per il servizio, hai aperto un account, hai presentato un reclamo o eseguito innumerevoli altri compiti bancari quotidiani, che tu abbia interagito con AliasLab.

A riprova del fatto che negli ultimi 30 anni, la nostra tecnologia – IDSign, SecureCall, IDOnBoard e tanti altri prodotti – ha conferito potere alle principali società di servizi finanziari del mondo per ottenere risultati rivoluzionari.







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Firma cloud, la nuova soluzione di firma per tutti

Firmare i documenti ovunque e in qualsiasi situazione

Che la firma digitale stia acquisendo un ruolo sempre più importante, sia per aziende private sia per pubbliche amministrazioni, è sotto gli occhi di tutti.

Considerata a tutti gli effetti un obbligo normativo, la firma digitale è alla base di un irrefrenabile processo di digitalizzazione che mira, oltre all’abbattimento di costi, ad una maggiore efficienza e velocità dei processi.

Gli strumenti di dematerializzazione sono sempre più richiesti dal mercato stesso, soprattutto per il loro potenziale e per la facilità con cui si adeguano alle varie necessità d’impiego.

Le firme cloud

Tra i tanti strumenti di dematerializzazione che quotidianamente utilizziamo, infatti, si fa sempre più facendo spazio la firma cloud.

Si tratta di firme digitali che, tramite app su smartphone, vi consentono di firmare dovunque e in qualsiasi situazione vi troviate! Non vi serviranno chiavi Usb o smart card!

Come se non bastasse, nelle versioni con funzionalità aggiuntive potrete sia firmare sia gestire i flussi documentali anche da remoto. Insomma, una rivoluzione a tutti gli effetti!

Come si firma in cloud?

Per poter mettere un autografo del vostro nome e cognome su un documento – se parliamo di firma qualificata, occorre essere in possesso di un certificato di firma emesso da una Certification Authority. Si tratta di un certificato che consente di firmare con valore legale qualunque documento elettronico.

Come si ottiene un certificato di firma?

Per ottenere il certificato è necessaria, ovviamente e in maniera preventiva, la vostra verifica certa (un normale riconoscimento), effettuando online la procedura di riconoscimento, è quindi necessario che voi abbiate una webcam o uno smartphone.

Di conseguenza, per garantire che la tua firma in cloud possa essere inserita solamente da te, devi naturalmente attivarne il controllo esclusivo dal tuo dispositivo – e nel nostro caso il tuo numero di telefono (MSISDN).

In sintesi, la firma sta evolvendo secondo alcune precise tendenze: si sta emancipando dal token e diventa sempre più “mobile”, si arricchisce di nuove funzionalità, quali la georeferenziazione, si integra con le applicazioni già esistenti nelle organizzazioni e permette di lavorare in modo più smart superando i perimetri aziendali.

Ma c’è un’ulteriore evoluzione che impatterà a breve su quello che potremmo definire il DNA della firma digitale: la sua globalizzazione.

Basandosi su protocolli di comunicazione standard riconosciuti a livello cross-nazionale, la firma digitale può infatti diventare completamente interoperabile, ossia tecnicamente riconosciuta e utilizzabile da chiunque nel mondo, grazie all’ eIDAS.

Anche con questo obiettivo che, circa un anno fa, è nato il Cloud Signature Consortium, un organismo internazionale, guidato da Adobe, impegnato proprio nella definizione di nuovi standard aperti, in ambito web e mobile, per le firme digitali remote e in cloud.

Quali saranno gli effetti di questa ulteriore evoluzione?

Le pubblicheamministrazioni, giacché pioniere nell’uso della firma digitale, sono paradossalmente rimaste legate ai dispositivi fisici come token e smart card: per loro, passare ad una firma in cloud completamente interoperabile (senza sforzi d’implementazione perché integrata nativamente negli applicativi già in essere) significherà compiere un ulteriore e significativo passo avanti verso la loro completa trasformazione digitale.

Per le imprese private, la grande opportunità – oltre a quella di raggiungere la cosiddetta operational excellence, ossia l’efficientamento delle operazioni interne – è l’attuazione di politiche di customer centricity a più ampio raggio, con la possibilità di individuare opportunità di business sui propri clienti anche a livello internazionale.

Insomma, la firma digitale continua a crescere per diffusione, utilizzo e maturità di soluzione. E, insieme a lei, continuano a crescere i benefici di chi la sceglie non “solo” per firmare, ma anche per gestire qualunque processo approvativo e autorizzativo avendo tutte le pratiche sempre sotto controllo su computer, telefono e tablet.

Qui in Aliaslab sta nascendo IDSign Flow, carica il documento, seleziona i firmatari, aggiungi i campi firma e…IDSign Flow si occuperà del resto. Stay tuned!







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Le soluzioni Blockchain di AliasLab presenti al Summit 2018 di Dubai

AliasLab – e Scytale – al Blockchain Summit: un riconoscimento di competenza e professionalità

Una settimana a dir poco internazionale, quella di AliasLab! Dopo la partecipazione alla Wacom 2018 Partner Conference in Germania, infatti, i nostri esperti voleranno alla volta di Dubai per partecipare al Blockchain Summit 2018, fissato per il 12 novembre.

Un appuntamento in cui il gotha mondiale delle tecnologie legate alla blockchain si riunisce per presentare le soluzioni più innovative.

Oggi come oggi, la tecnologia blockchain costituisce la base per un registro, e al tempo stesso un regolamentosicuro online e che si sta sempre più muovendo verso l’adozione mainstream.

Un esempio? Basti pensare che si prevede che il mercato globale della tecnologia Blockchain salirà dai 210 milioni di dollari del 2016 ai 2,31 miliardi di dollari entro il 2021. Un incremento decisamente senza precedenti.

AliasLab a Dubai in difesa del Made in Italy

La tecnologia blockchain, lo sapete, ha molteplici applicazioni: catene di approvvigionamento, sanità, sistemi monetari globali, tecnologie finanziarie, vendita al dettaglio, ospitalità, commercio di energia, musica, autenticazione di record elettronici, consegna di servizi governativi e molti altri.

Di conseguenza dovrebbe avere un impatto significativo su numerosi settori: è fondamentale, quindi, che le parti interessate comprendano bene i concetti, in modo da formulare attente strategie legali e commerciali per beneficiarne.

Ed è questo l’obiettivo principale del Summit di Dubai, all’interno del quale la presenza di AliasLab è legata alla presentazione delle sue soluzioni blockchain e all’introduzione di SignChain.

SignChain è nato in Scytale – laboratorio pensato con la missione di portare nuovi prodotti e soluzioni innovative basate sulle tecnologie BlockChain e Smart Contract – dalla commistione dell’esperienza nei settori di firma elettronica e sicurezza di Aliaslab.

Questo nuovo prodotto cerca, per mezzo della blockchain, di risolvere alcune problematiche che appartengono alla vita di tutti, legate alla tracciabilità trasparente e notarizzazione, utilizzabile anche in ambito di tracciatura e provenienza.

Il nostro intervento al Blockchain Summit 2018, quindi, partirà proprio dall’illustrazione di questi problemi e da come, grazie alla soluzione SignChain, vi si può porre rimedio, per poi focalizzarsi sui temi di identità digitale e firma elettronica blockchain.

Una partecipazioni che rappresenta un ulteriore riconoscimento alla professionalità e alle competenze messe in campo da AliasLab, leader nel settore IT, nella realizzazione e nello sviluppo di soluzioni software sempre più innovative dal 1984.







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Il sogno della casa e l’incubo della richiesta di mutuo

Con la firma digitale e il cassetto documentale tutto diventa più semplice e veloce

Il solo pensiero di richiedere un mutuo, vendere o acquistare una casa è senz’altro motivo di preoccupazione e stress!

Mentre in tante parti del mondo si tratta ormai di operazioni del tutto velocizzate e standardizzate, ancora in Italia si fa fatica. Anche se, in fondo al tunnel, la luce inizia a vedersi.

L’abbattimento dei tempi di gestione burocratica e di conseguenza dell’erogazione delle somme richieste, per quanto riguarda i mutui, sono gli obiettivi primari che tutti vorremmo.

Tutto ciò avviene grazie alla digitalizzazione dei processi, tra cui la sostituzione della firma cartacea con quella digitale, che permette di eliminare completamente la carta, e l’introduzione del cassetto documentale.

Prima di andare avanti con l’acquisto della vostra casa, però, facciamo una breve parentesi sul cassetto documentale.

Cos’è un cassetto documentale: come funziona e quali sono i suoi benefici?

Si parla di gestione documentale nel momento in cui un’applicazione si occupa di eseguire alcune operazioni massive sui documenti, catalogandoli ed indicizzandoli.

La dematerializzazione dei processi consente l’ottimizzazione delle modalità di comunicazione e d’interazione e può garantire la gestione dell’intero ciclo di vita dei documenti: dalla loro creazione, all’archiviazione fino alla conservazione a norma.

La gestione elettronica dei documenti consente di:

  • ridurre i volumi di carta stampata rispettando l’ambiente;
  • ridurre gli spazi di archiviazione;
  • ridurre i costi di gestione e snellire i processi interni;
  • rendere inalterabili i documenti;
  • rendere riservate le informazioni;
  • rendere disponibili i documenti in qualsiasi luogo tramite una semplice connessione ad internet.

Mutuo: ecco come ottenerlo in breve tempo e senza spese inutili

La spesa relativa alla casa è forse la più importante che sosterremo nella vita; non sempre, però, è facile avere la disponibilità della somma indispensabile alla realizzazione di questo importante traguardo.

E qui entra in gioco lo strumento del mutuo. Una richiesta che, tuttavia, grazie alla firma remota e al cassetto documentale, può essere estremamente velocizzata, semplificata e, ovviamente, sicura al 100%.

Mutuo online: come avviene?

Non appena il cliente ha deciso di impegnarsi nella domanda di un mutuo, provvede alla compilazione di un modulo di richiesta online che si svilupperà nei seguenti punti:

  • Generatore dell’offerta (tasso, piano di ammortamento, documenti informativi);
  • Questionario (domande a cui rispondere per generare il dossier del mutuo contenente tutte le informazioni necessarie del cliente);
  • Identificazione video (una videocall, sicura al 100%, con un operatore qualificato e verificato) o identificazione Selfie – IDOnboard;
  • Firma dei documenti (tramite firma digitale verrà firmata tutta la documentazione standard) – IDSign;
  • Invio della richiesta (richiesta di appuntamento con un agente e generazione di tutta la documentazione digitale).

A questo punto, si passa alla vera e propria gestione della procedura.

Il primo step consiste nel login del vostro cassetto documentale inerente al mutuo richiesto.

All’interno del cassetto, oltre ad esserci tutti i documenti della pratica, è possibile controllare lo stato di avanzamento dell’intera procedura.

Dopo aver controllato i documenti, potrete ultimare quelli che sono ancora in attesa della vostra firma elettronica.

Une delle peculiarità del cassetto documentale è quella di essere costantemente aggiornato (tramite una procedura di automazione dei dati definita nel questionario precedente, infatti, il Back office carica i documenti al suo interno e li rende a disposizione del cliente).

Dopo aver firmato tutti i documenti, aver confermato la tariffa ed essere arrivati al termine del processo, l’esperto conferma l’ispezione e procede all’elaborazione.

A questo punto, è possibile procedere direttamente alla firma di un notaio, visualizzare tutti i documenti che devono essere firmati, tramite firma remota o non, e chiudere il dossier del mutuo.

E il gioco è fatto!

Insomma, il principale vantaggio della digitalizzazione dei processi per la casa è rappresentato dai tempi decisamente più rapidi con cui si può concludere il contratto e ottenere la somma di cui si ha bisogno. Inoltre anche i tempi di gestione della pratica sono molto più rapidi.

E grazie a questa rapidità, potrete realizzare il prima possibile il sogno della casa!







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AliasLab presente alla Wacom 2018 Partner Conference con il caso Autotorino

Grande soddisfazione per il nostro gruppo per i successi ottenuti

AliasLab è una realtà che, come avrete avuto modo di leggere e vedere, non ama “tirarsela” più di tanto, ma preferisce parlare i fatti e le azioni realizzate!

Tuttavia, dopo più di 30 anni da punto di riferimento nel settore IT, nella realizzazione e sviluppo di soluzioni software estremamente innovative, stavolta vogliamo raccontarvi un obiettivo raggiunto che non può passare inosservato ma, anzi, ci inorgoglisce e ci permette di essere sempre più al top in questo settore.

La firma elettronica è di certo una delle punte di diamante dell’offerta di AliasLab: ed è proprio di questa, declinata come case history, che avremo l’onore di raccontare alla platea della Wacom 2018 Partner Conference, che si terrà il 5 e 6 novembre a Dusseldorf.

Nello specifico, infatti, tratteremo il tema della dematerializzazione dei processi di gestione documentale, in cui il caso del GruppoAutotorino (storico dealer italiano, nato nel 1965 ed oggi realtà di riferimento nazionale) è un esempio virtuoso nel settore automotive italiano, tanto da aver conquistato il Premio per l’Innovazione Gestionale 2018 nell’ambito dell’Automotive Dealer Day.

Un caso di successo che, grazie alla partnership con AliasLab, verrà portato e raccontato alla Wacom Conference come vera e propria best practice, con l’auspicio che possa anche trasformarsi, perché no, in un esempio per tante altre realtà.

Il caso Autotorino: scomparsa la carta e attivata la firma grafometrica

Per chi non lo conoscesse ancora, si tratta di uno dei primissimi casi in Italia in cui le penne e tablet Wacom hanno totalmente sostituito la carta: una concessionaria di auto, quindi, in cui si firma digitalmente, semplificando i processi e la dematerializzazione.

Per farvi capire l’importanza dell’innovazione introdotta, infatti, il GruppoAutotorino nel 2017 è stato il primo gruppo commerciale italiano ad entrare nella TOP 50 europea dei dealer più grandi (IDCP 2017 Guide to Europe’s Biggest Dealer Groups).

All’interno della concessionaria, quindi, attualmente è possibile firmare i seguenti documenti:

  • Contratti di veicoli nuovi con FEA grafometrica su tablet (a breve si potrà anche con OTP sia locale che remota);
  • Contratti di veicoli usati con FEA grafometrica su tablet (a breve si potrà anche con OTP sia locale che remota);
  • DDT con firma elettronica grafometrica su tablet.

I vantaggi legati a queste innovazioni sono innumerevoli e spaziano dalla semplificazione nell’archiviazione alla ricerca dei documenti, dall’immediata condivisione via mail con il cliente al risparmio in termini di costi e d’impatto ambientale; senza dimenticare un forte e deciso aumento della sicurezza del dato, prerogativa fondamentale degli obiettivi di AliasLab.

I prossimi obiettivi di AliasLab e Autotorino

Le prossime evoluzioni legate ad Autotorino, in primis con l’attivazione della firma remota OTP (One Time Password), consentiranno ai clienti di firmare ovunque si trovino e con la praticità di utilizzo del proprio smartphone, senza dover necessariamente passare dalla concessionaria.

Inoltre, la modalità di firma elettronica sarà estesa gradualmente anche a tutti i documenti generati da Autotorino: dagli ordini di lavoro in officina al modulo di richiesta test-drive o vetture di cortesia, senza tralasciare bolle di consegna, certificazioni e tanti altri documenti.

Quella di Dusseldorf, insomma, sarà una vetrina importantissima per AliasLab, che potrà illustrare i risultati ottenuti, affiancarsi ai migliori partner Wacom e proiettarsi sempre più al top nel campo dell’informatica e della sicurezza.







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I buoni pasto ai tempi dello smartphone

Dematerializzazione, BluBe e le nuove app per pagare con buoni pasto nell’era digitale

I buoni pasto si smaterializzano

In un mondo sempre più tecnologico, dove il materiale sembra assottigliarsi e sparire sempre di più, anche il settore dei buoni pasto non poteva che venire travolto dai nuovi trend.

È così che negli ultimi anni stanno prendendo piede nuove forme di fruizione dei buoni pasto, forme che puntano ormai alla loro piena dematerializzazione, sfruttando sempre più avanzate tecnologie web.

Tutto inizia una decina di anni fa, quando fu ideato un sistema per “digitalizzare” e gestire telematicamente i meal tickets.

Con l’obiettivo di ridurre i costi aziendali nonché facilitare l’utilizzo da parte di esercenti e consumatori, si era immaginato che i buoni pasto potessero utilizzare la stessa infrastruttura della moneta elettronica e che potessero quindi essere processati telematicamente utilizzando pos elettronici.

Tuttavia ci volle circa un anno di lavoro affinché si creasse un software che potesse gestire “oltre 500 milioni di ticket all’anno, per un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro”.

Grazie al database messo a punto, ogni retailer, scansionando con una speciale pistola in dotazione il codice a barre sul buono pasto ricevuto dal cliente, aveva la possibilità di verificarne online il valore e la validità e registrarne l’incasso.

Ma se la tecnologia viaggia alla velocità della luce, è chiaro che da allora siano stati fatti ulteriori passi in avanti verso la smaterializzazione, come d’altronde sta succedendo per la moneta, anche dei buoni.

 

Protagonista di queste  innovazioni è sicuramente stata BluBe, nata dall’evoluzione di Bluticket, che nel solo 2016 ha erogato più di 13 milioni di ticket di cui oltre il 50% in formato elettronico.

Ed è proprio insieme ai professionisti di BluBe che AliasLab intende guidarvi nel mondo dei Buoni Pasto Elettronici: la visione unica e comune di entrambe le aziende, infatti, punta esattamente verso la promozione di azioni concrete per far lavorare e vivere meglio le persone.

L’importanza del settore dei buoni pasto in Italia

Ma ora qualche numero. Innanzitutto, ad usufruire dei buoni sono circa 2,4 milioni di lavoratori, 1,6 nel settore privato, 900mila in quello pubblico.

Il buono viene utilizzato soprattutto per pranzare fuori casa, nel 70% dei casi in bar e ristoranti, il 30% sceglie invece il supermercato.

Gli esercizi convenzionati sono ad oggi in Italia circa 150mila e grazie alla de-tassazione del buono pasto il lavoratore che riceve e utilizza buoni arriva a guadagnare fino a 1.000 euro l’anno in più, rendendo il buono pasto il benefit più richiesto ed apprezzato dal lavoratore italiano.

Questi numeri non solo ci fanno capire quanto incide il settore dei buoni pasto sul mercato italiano, ma ci fa apprezzare ancora di più tutte le innovazioni che possano tagliare i costi per l’emissione, la gestione e l’incasso dei buoni, innovazioni che portano necessariamente alla loro dematerializzazione.

BluBe e le nuove frontiere per i buoni pasto

Dal 2010 ad oggi la sinergia delle aziende leader del welfare aziendale e del settore dei buoni pasto hanno portato a mettere a punto nuovi sistemi, come card, simili a carte di credito, sulle quali poter caricare i buoni, gestionali, hardware e software al servizio degli esercenti che potessero ovviare a tutti quei problemi che potevano derivare dal cartaceo.

In questo contesto si fa strada nel settore del welfare BluBe, la nuova divisione di CIRFOOD dedicata al welfare aziendale

BluBe offre alle aziende una serie variegata e flessibile di soluzioni welfare per i propri collaboratori e dipendenti dalla cultura alla cura della persona, dallo shopping ai regali fino ad arrivare ai buoni pasto cartacei ed elettronici.

BluBe da la possibilità alle aziende di caricare i buoni pasto elettronici defiscalizzati fino a 7 euro, su una carta con  microchip, dando la possibilità ai propri dipendenti di pranzare nella mensa aziendale oppure altrove, negli esercizi convenzionati. Nulla di davvero nuovo fino a qua, la vera nuova frontiera della fruizione dei buoni pasto, alla quale BluBe ha aderito, è l’utilizzo di un’app su smartphone per caricare, riconoscere e pagare con i buoni pasto elettronici. Niente più carnet, niente più card, per processare i ticket basterà un click sul proprio smartphone.

Ancora una volta il “telefonino” diventa sempre più uno strumento di uso quotidiano che va ben al di là dello scopo originario per il quale è nato, in questo caso diventa un vero e proprio mezzo per usufruire del servizio sostitutivo di mensa.

Perché usare un’app? Certo non solo per comodità, ma soprattutto per il valore aggiunto che questa può comportare al servizio di erogazione di buoni pasto e alle infinite potenzialità che si dischiudono: basti pensare alla possibilità di caricare e geolocalizzare all’interno dell’app la lista di ristoranti ed esercizi convenzionati.

Ma quali sono i principali benefici associati all’utilizzo su smartphone dell’app?

Di sicuro una maggiore efficienza complessiva nelle operation: sia per il cliente (che non dovrà più distribuire card elettroniche), sia per i processi interni aziendali (non essendo obbligati, per l’appunto, a comprare e distribuire card).

Infine, senza mai dimenticare la privacy dei clienti, AliasLab utilizza i dati relativi all’utilizzo da smartphone per mettere a punto un un prodotto sempre più adatto alle vostre esigenze.

Vogliamo fornirvi i migliori strumenti possibili… soddisfare al massimo le vostre necessità, infatti, rappresenta il nostro principale obiettivo!







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Breve storia del Cloud, dai primi anni ’60 ad oggi

In principio tutto partì dal Dipartimento della Difesa Usa

Cloud, una delle parole più inflazionate degli ultimi tempi e di cui si sente sempre più parlare!

Ma quando nacque tutto quello che c’è dietro e che rappresenta più che il futuro, il presente più attuale?

Già nei primi anni ’60, DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency, agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti) aveva chiesto al MIT di sviluppare una tecnologia che consentisse ad un computer di essere usato da due o più persone contemporaneamente. Si trattava di un Cloud primitivo con due o tre persone che vi avevano accesso.

Dopo alcuni decenni decisamente fondamentali, in cui nacquero dapprima Arpanet (una versione preistorica di Internet) e poi la Rete per come la conosciamo adesso, l’uso di computer virtuali divenne popolare negli anni ’90, portando allo sviluppo della moderna infrastruttura di trasferimento e condivisione del dato.

Il Cloud alla fine degli anni ’90

Nelle sue fasi iniziali, il Cloud è stato utilizzato per esprimere lo spazio vuoto tra l’utente finale e il provider. Nel 1997, il professor Ramnath Chellapa della Emory University ha definito il Cloud Computing come il nuovo “paradigma dell’informatica, in cui i confini del calcolo saranno determinati dalla logica economica, piuttosto che dai soli limiti tecnici”. Il Cloud ha guadagnato popolarità man mano che le aziende hanno acquisito una migliore comprensione dei suoi servizi e utilità.

Nel 1999, infatti, Salesforce è diventato un esempio popolare di utilizzo del Cloud Computing con successo. Lo hanno usato per diventare pionieri dell’idea di utilizzare Internet per fornire programmi software agli utenti finali. Il programma (o l’applicazione) è accessibile e scaricato da chiunque abbia accesso a Internet.

La nuvola negli anni 2000 

Nel 2002, Amazon ha introdotto i suoi servizi di vendita al dettaglio basati sul web. È stato il primo business importante a pensare di utilizzare solo il 10% della propria capacità (che all’epoca era comune) come un problema da risolvere.

Il modello infrastrutturale di Cloud computing ha dato loro la flessibilità di utilizzare la capacità del loro computer in modo molto più efficiente. Poco dopo, altre grandi organizzazioni hanno seguito il loro esempio.

Nel 2006 Amazon ha lanciato Amazon Web Services, che offre servizi online ad altri siti Web o clienti. Uno dei siti di Amazon Web Services, chiamato Amazon Mechanical Turk, offre una varietà di servizi basati su Cloud, tra cui storage, computazione e “human intelligence“.

Nel 2007, IBM, Google e diverse università hanno unito le forze per sviluppare una server farm per progetti di ricerca che necessitavano sia di processori veloci che di enormi set di dati. L’Università di Washington è stata la prima a iscriversi e utilizzare le risorse fornite da IBM e Google. La Carnegie Mellon University, il MIT, la Stanford University, l’Università del Maryland e l’Università della California a Berkeley hanno subito seguito l’esempio.

Le università hanno immediatamente realizzato esperimenti informatici che possono essere svolti più rapidamente e con meno soldi, se IBM e Google sostengono la loro ricerca.

Poiché gran parte della ricerca era focalizzata sui problemi in cui IBM e Google avevano interessi, hanno anche beneficiato dell’accordo. Il 2007 è stato anche l’anno in cui Netflix ha lanciato il suo servizio di streaming video, utilizzando il Cloud, e fornito supporto per la pratica del “binge-watching“.

 

Nel 2011, IBM ha introdotto il framework IBM SmartCloud, a supporto di Smarter Planet (un progetto di pensiero culturale). Quindi, Apple ha lanciato ICloud, che si concentra sulla memorizzazione di più informazioni personali (foto, musica, video, ecc.).

Inoltre, nel corso di quest’anno, Microsoft ha iniziato a pubblicizzare il Cloud in televisione, rendendo il pubblico consapevole della sua capacità di archiviare foto o video con un facile accesso. Rendendo il cloud un termine conosciuto non solo per “gli addetti ai lavori”.

Storage Cloud personale e aziendale

Lo storage Cloud Computing per uso personaleconsente un facile accesso e condivisione di file. I dati memorizzati sul Cloud, come fotografie e musica, possono essere condivisi con gli amici utilizzando uno smartphone o un laptop di amici, proteggendo al contempo i dati personali da perdite e danni.

I servizi offerti dal business Cloud sono piuttosto diversi e rientrano in tre categorie di servizi di base: IaaS (Infrastructure-as-a-Service), PaaS(Platform-as-a-Service) e SaaS(Software-as-a-Service).

Sicurezza e Cloud

La sicurezza del Cloud è notevolmente migliorata negli ultimi anni e offre ora una protezione paragonabile ai sistemi di sicurezza IT tradizionali.

Ciò include la protezione delle informazioni critiche da cancellazione accidentale, furto e perdita di dati. Detto ciò, la sicurezza è, e potrebbe sempre essere, la preoccupazione principale della maggior parte degli utenti Cloud privati.

Questi Cloud privati ​​sono fondamentalmente centri dati, che utilizzano molte delle tecnologie Cloud di base. Offrono tutti i vantaggi di un cloud pubblico, ma hanno il vantaggio di controllare i problemi di sicurezza e privacy.

Insomma, una guerra a suon di nuvole, spazi e sicurezza… Amazon, Google, IBM, e altri interlocutori stanno battagliando spinti da performance, e stabilità…continuate a seguirci, se vi va condivideteci, per rimanere sempre aggiornati su Cloud e tutto quello ci gira intorno!







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Jetty, la rivoluzione delle assicurazioni semplici e veloci?

Ma arriverà mai in Italia? Anzi, l’Italia è pronta?

Quante volte succede che alcuni affittuari non sono in grado di soddisfare i requisiti e le richieste di un deposito cauzionale o dell’essere garante per un nuovo contratto di locazione. Tutto questo a scapito della volontà di trovare una situazione di vita stabile!

Partendo proprio da questa problematica, comune a tantissime persone, Jetty cerca di venire loro in aiuto, puntando ad essere un servizio affidabile ed offrire a queste persone la sicurezzae la serenità per concentrarsi su altre questioni importanti della loro vita.

Cos’è Jetty?

La missione di Jetty è quella di costruire una compagnia di assicurazioni progettata per soddisfare le esigenze dei moderni consumatori urbani.

Per chi non lo sapesse, la compagnia di assicurazione Jetty è stata fondata da Mike Rudoy e Luke Cohler.

Appena nata, la società si è aggiudicata un investimento da 4 milioni di dollari che gli è servito per il primo periodo di prova.

In poco tempo, infatti, Jetty è risultata essere operativa in 5 stati Usa (Pennsylvania, Illinois e Georgia, New Jersey e Florida), con un piano di espansione costante.

Rudoy ha dichiarato che, nel progettare l’azienda, Jetty è stata pensata proprio per soddisfare i bisogni assicurativi dei tanti consumatori a cui l’industria assicurativa tradizionale non ha ancora saputo dare risposte.

I consumatori a cui si riferisce Rudoy sono gli inquilini non proprietari, i proprietari, i condomini, e tutti quelli per i quali la stipula di una copertura assicurativa è più complicata del normale.

Ciò che rende Jetty per certi versi rivoluzionaria, è che l’intera esperienza, dalla registrazione iniziale alla richiesta di deposito, può essere completata online.

Lo stress di cambiare casa

Attualmente sono quattro i prodotti assicurativi lanciati dalla startup.

Il primo, pensato per proprietari di appartamenti e condomini, punta ad offrire una copertura (per la casa, gli inquilini e tutto ciò che c’è dentro) per diversi tipi di problematiche che vanno dagli incendi ai furti.

Trasferirsi in un nuovo appartamento è di certo una bella sensazione, ma allo stesso tempo può risultare stressante e snervante.

Tutti i passaggi logistici che devi compiere prima di entrare fisicamente nel nuovo spazio, in genere, mettono tanta pressione. E, come se non bastasse, una volta che ti trasferisci e stabilisci nel nuovo posto, le preoccupazioni – che vanno dai tubi che perdono alle intrusioni in casa – non si fermano.

La missione di Jetty, quindi, è quella di rimuovere gli ostacoli e i rischi del noleggio e per proteggere gli affittuari contro battute d’arresto di ogni tipo.

Più accessibile e facile da usare rispetto ai fornitori di assicurazioni tradizionali, Jetty è una soluzione moderna ai vecchi problemi: come proteggere le cose che apprezzi, pagare per la casa che vuoi e rassicurare il tuo nuovo padrone di casa che sarai un inquilino responsabile.

Anche se le circostanze individuali sono diverse e dovresti richiedere un preventivo dalla compagnia per ottenere informazioni più personalizzate, in generale Jetty può aiutarti a risparmiare denaro e superare ostacoli che potrebbero aver impedito in precedenza di noleggiare o ottenere l’assicurazione degli affittuari.

Disruptive Jetty?

Assicurazioni istantanee per le piccole cose, un “disruptive” business a cui stanno puntando anche le compagnie italiane. Il servizio giusto, al momento giusto, alla giusta persona! Ma poi? Bisogna aspettare che l’agente arrivi a casa per firmare…con Aliaslab non è così! Il cliente riceva la richiesta di assicurazione, si identifica a distanza con un selfie e firma elettronicamente la proposta con il suo telefono!

I mezzi digitali sono pronti, ma Jetty si è già “fatta le ossa” dall’altra parte dell’oceano.

Come se non bastasse, Jetty offre una serie di vantaggi esclusivi e servizi extra per i sottoscrittori, con sconti e promozioni su cibo e bevande, articoli e servizi per la casa.

 

Ma, a questo punto della storia, la domanda è davvero spontanea: arriverà mai in Italia?

Forse sarebbe una disruptive company,  verso la quale i potenziali clienti e sottoscrittori di polizze, che quotidianamente cercando di trovare soluzioni alternative e fantasiose alle richieste di depositi o garanzie.







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Autenticazione multifattoriale: una priorità per le aziende

La sicurezza del marchio e dei clienti è fondamentale: scopri l’importanza della MFA

Sicurezza: è questo il concetto più importante nel mondo contemporaneo.

Dopo gli episodi degli ultimi tempi, infatti, la sfida più difficile è quella di creare un mondo e una società in cui dati, e quindi individui, siano sempre più al sicuro.

Basti pensare a quanto sia utile, in tal senso, implementare e sviluppare al meglio la tecnologia dell’autenticazione multifattoriale.

Non immaginate nemmeno quante violazioni di sicurezza si potrebbero prevenire

Cos’è la MFA?

 È l’acronimo di Multifactor Authentication ed è un sistema di autenticazione a più fattori. Si tratta di uno dei sistemi più efficaci con cui le aziende possono proteggere tutte le proprie risorse digitali.

Sempre più aziende, infatti, lavorano migrando i propri server in cloud, lavorando con partner esterni o creando portali dedicati alla relazione con i clienti: e tutto questo necessita di un sistema di sicurezza sempre più efficiente: ecco perché è necessaria l’autenticazione multifattoriale.

Il caso Timehop e l’importanza dell’autenticazione multifattoriale

 Sicuramente conoscerete Timehop, una delle app più interessanti e popolari del momento: si tratta di un’applicazione gratuita per dispositivi mobile che permette di rivedere i post sui social a partire da una stessa data degli anni precedenti: in pratica, un cassetto delle memoria che ti mostra tutti i tuoi ricordi digitali!

Ebbene, recentemente questa app è stata oggetto di forti violazioni, che hanno rivelato numeri di telefono, dati e credenziali di circa 21 milioni di persone.

Ed è proprio la carenza di una forte autenticazione che sta alla base di questa violazione. Come se non bastasse, la presenza di un hacker è stata scoperta dopo non poco tempo: oltre al danno, quindi, la beffa!

Nello specifico, tutto è accaduto perché i dati di un impiegato di Timehop erano arrivati nelle mani dell’hacker che, indisturbato, ha avuto accesso al sistema.

Con un’autenticazione multifattoriale, tuttavia, questo non sarebbe avvenuto: all’hacker, infatti, il sistema avrebbe richiesto un’altra forma di autenticazione.

L’autenticazione multifattoriale: una priorità per le aziende

Quanto hai appena letto, ossia il caso Timehop, si sarebbe potuto evitare se l’azienda avesse investito una piccola somma nella tecnologia multifattoriale. Anche perché il costo del danno scaturito da una violazione di quel tipo, stando all’ultimo report di IBM Security, si stima possa aver toccato i 150 milioni di dollari. Decisamente una cifra evitabile.

Un sistema di autenticazione multifattoriale, insieme ad altre tecnologie complementari, è del tutto indispensabile.

Quindi se non avete ancora implementato il sistema di sicurezza con l’autenticazione multifattoriale, è assolutamente arrivato il momento di farlo!

AliasLab propone diverse soluzioni e tipologie di sicurezze: sapremo quindi consigliarvi quella più adatta alle vostre esigenze.

Spesso e volentieri le aziende non si sono ancora dotate di queste tecnologie perché sono confuse su quali scegliere o credono si tratti di investimenti troppo costosi.

La sicurezza delle vostre aziende e dei vostri utenti è fondamentale: è sostanzialmente diventata il core di buona parte dei business esistenti.

E le tecnologie che sono state inventate permettono il giusto livello di sicurezza, per stare più tranquilli di fronte alle minacce emergenti.

Un brand va salvaguardato: quindi la sua reputazione e la soddisfazione dei suoi clienti dipendono fortemente da tutto ciò.

L’autenticazione a più fattori richiede senza dubbio una certa attenzione e una grande capacità di pianificazione. Proprio perché ci sono numerosi casi di utilizzo in cui questa tecnologia viene applicata in modi diversi e per diverse infrastrutture IT, capire come utilizzarla è molto importante, prima di scegliere un qualunque provider.

E tale scelta è ciò che più ci sta a cuore.

Un famoso proverbio popolare afferma “prevenire è meglio che curare”… fate in modo che diventi il mantra della vostra azienda!







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Il sigillo elettronico: differenze ed analogie con la firma elettronica.

Anche le aziende possono firmare digitalmente! Ecco il sigillo elettronico!

IlRegolamento eIDAS (electronic IDentification, Authentication, Signature) ha introdotto negli ultimi anni numerosi nuovi strumenti elettronici; tra questi, il sigillo elettronico è definito come “dati in forma elettronica, acclusi oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati in forma elettronica per garantire l’origine e l’integrità di questi ultimi”.

Il sigillo elettronico è stato introdotto in eIDAS presentando fortissimi punti in comune con la firma elettronica, con la quale condivide la definizione fino allo scopo operativo finale. La firma serve per firmare, il sigillo per assicurare origineed integritàdei dati presi in considerazione.

Tante analogie, una differenza sostanziale

Gli E-Seals (in italiano, sigilli elettronici) rappresentano quindi uno strumento analogo alla firma elettronica, con la differenza che – al contrario della firma elettronica che permette di apporre digitalmente la firma di persone fisiche – il sigillorappresenta “la firma” di una persona giuridica (di un’azienda, per esempio).

Le caratteristiche tecniche delle firme digitali e dei sigilli digitali sono pressoché le stesse, e lo stesso vale per le norme per la valutazione della sicurezza dei dispositivi per creare una firma digitale ed un sigillo digitale. Dove sta quindi la differenza sostanziale? Semplice: la funzione è la medesima; tuttavia, uno strumento è pensato per le persone fisiche, l’altro per le giuridiche.

Vari tipi di sigilli

Analogamente a quanto concerne per la firma elettronica, va segnalato che anche il regolamento eIDAS – oltre al semplice sigillo elettronico – prevede anche il sigillo elettronico avanzato ed il sigillo elettronico qualificato, rilevando che in caso di impiego di quest’ultimo, a norma dell’art.35 secondo comma del regolamento eIDAS, vi è una “presunzione di integrità dei dati e di correttezza dell’origine di quei dati a cui il sigillo elettronico qualificato è associato”.

Soffermandoci su quest’ultimo elemento, il sigillo elettronico qualificatorappresenta un forte strumento di garanzia per l’integrità di un documento informatico-digitale. Ad esempio? Foto digitali, software, fatture elettroniche, visure camerali, ricevute PEC, e molto altro. Grazie quindi all’utilizzo del sigillo elettronico qualificato, tali documenti possono essere “sigillati” con efficacia probatoria comunitaria.

Integrità, non identità

Come già citato in precedenza, il sigillo elettronico è definito come “dati in forma elettronica, acclusi oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati in forma elettronica per garantire l’origine e l’integrità di questi ultimi”.

Da tale definizione, è evidente apprendere che il sigillo elettronico possa accertare origine e integrità dei dati, senza tuttavia accertare ed assicurare l’identità del firmatario. La firma elettronica invece – essendo connessa ad una persona fisica e non giuridica– è in grado di confermare anche l’identità della persona che ha deciso di firmare il documento.

QSCD

Il componente core della piattaforma di firma di Aliaslab ha ricevuto a talla certificazione di “Qualified Signature Creation Device” (dispositivo che permette la creazione sia di firme qualificate, che di sigilli elettronici qualificati) dal prestigioso ente austriaco A-SIT. Il “sigillo elettronico qualificato” rappresenta un indispensabile strumento di garanzia per la funzione di integrità del documento informatico o del bene digitale sul quale è apposto.

Regolamenti europei e nazionali

Il sigillo elettronico, introdotto come strumento elettronico dal regolamento eIDAS molto recentemente, non può certo vantare la “durata storica” della firma elettronica, nei confronti della quale – tuttavia – si sovrappone totalmente a livello tecnico.

“Età differenti” hanno generato alcune problematiche relativamente al “coordinamento dei regolamenti”; infatti, il Legislatore nazionale, salvo citare le definizioni del Regolamento eIDAS, non ha stabilito regole precise per efficacia e valore probatorio del sigillo elettronico.

Tale “omissione” deriva dal fatto che il regolamento nazionale conferma quanto deciso a livello europeo. Tuttavia, ciò comporta che il sigillo elettronico rimanga svincolato dalle regole nazionali rispetto alle sottoscrizioni, ben regolate da norme presenti del Codice Civile.







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