Approfondimenti

Autenticazione multifattoriale: una priorità per le aziende

La sicurezza del marchio e dei clienti è fondamentale: scopri l’importanza della MFA

Sicurezza: è questo il concetto più importante nel mondo contemporaneo.

Dopo gli episodi degli ultimi tempi, infatti, la sfida più difficile è quella di creare un mondo e una società in cui dati, e quindi individui, siano sempre più al sicuro.

Basti pensare a quanto sia utile, in tal senso, implementare e sviluppare al meglio la tecnologia dell’autenticazione multifattoriale.

Non immaginate nemmeno quante violazioni di sicurezza si potrebbero prevenire

Cos’è la MFA?

 È l’acronimo di Multifactor Authentication ed è un sistema di autenticazione a più fattori. Si tratta di uno dei sistemi più efficaci con cui le aziende possono proteggere tutte le proprie risorse digitali.

Sempre più aziende, infatti, lavorano migrando i propri server in cloud, lavorando con partner esterni o creando portali dedicati alla relazione con i clienti: e tutto questo necessita di un sistema di sicurezza sempre più efficiente: ecco perché è necessaria l’autenticazione multifattoriale.

Il caso Timehop e l’importanza dell’autenticazione multifattoriale

 Sicuramente conoscerete Timehop, una delle app più interessanti e popolari del momento: si tratta di un’applicazione gratuita per dispositivi mobile che permette di rivedere i post sui social a partire da una stessa data degli anni precedenti: in pratica, un cassetto delle memoria che ti mostra tutti i tuoi ricordi digitali!

Ebbene, recentemente questa app è stata oggetto di forti violazioni, che hanno rivelato numeri di telefono, dati e credenziali di circa 21 milioni di persone.

Ed è proprio la carenza di una forte autenticazione che sta alla base di questa violazione. Come se non bastasse, la presenza di un hacker è stata scoperta dopo non poco tempo: oltre al danno, quindi, la beffa!

Nello specifico, tutto è accaduto perché i dati di un impiegato di Timehop erano arrivati nelle mani dell’hacker che, indisturbato, ha avuto accesso al sistema.

Con un’autenticazione multifattoriale, tuttavia, questo non sarebbe avvenuto: all’hacker, infatti, il sistema avrebbe richiesto un’altra forma di autenticazione.

L’autenticazione multifattoriale: una priorità per le aziende

Quanto hai appena letto, ossia il caso Timehop, si sarebbe potuto evitare se l’azienda avesse investito una piccola somma nella tecnologia multifattoriale. Anche perché il costo del danno scaturito da una violazione di quel tipo, stando all’ultimo report di IBM Security, si stima possa aver toccato i 150 milioni di dollari. Decisamente una cifra evitabile.

Un sistema di autenticazione multifattoriale, insieme ad altre tecnologie complementari, è del tutto indispensabile.

Quindi se non avete ancora implementato il sistema di sicurezza con l’autenticazione multifattoriale, è assolutamente arrivato il momento di farlo!

AliasLab propone diverse soluzioni e tipologie di sicurezze: sapremo quindi consigliarvi quella più adatta alle vostre esigenze.

Spesso e volentieri le aziende non si sono ancora dotate di queste tecnologie perché sono confuse su quali scegliere o credono si tratti di investimenti troppo costosi.

La sicurezza delle vostre aziende e dei vostri utenti è fondamentale: è sostanzialmente diventata il core di buona parte dei business esistenti.

E le tecnologie che sono state inventate permettono il giusto livello di sicurezza, per stare più tranquilli di fronte alle minacce emergenti.

Un brand va salvaguardato: quindi la sua reputazione e la soddisfazione dei suoi clienti dipendono fortemente da tutto ciò.

L’autenticazione a più fattori richiede senza dubbio una certa attenzione e una grande capacità di pianificazione. Proprio perché ci sono numerosi casi di utilizzo in cui questa tecnologia viene applicata in modi diversi e per diverse infrastrutture IT, capire come utilizzarla è molto importante, prima di scegliere un qualunque provider.

E tale scelta è ciò che più ci sta a cuore.

Un famoso proverbio popolare afferma “prevenire è meglio che curare”… fate in modo che diventi il mantra della vostra azienda!







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Il sigillo elettronico: differenze ed analogie con la firma elettronica.

Anche le aziende possono firmare digitalmente! Ecco il sigillo elettronico!

IlRegolamento eIDAS (electronic IDentification, Authentication, Signature) ha introdotto negli ultimi anni numerosi nuovi strumenti elettronici; tra questi, il sigillo elettronico è definito come “dati in forma elettronica, acclusi oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati in forma elettronica per garantire l’origine e l’integrità di questi ultimi”.

Il sigillo elettronico è stato introdotto in eIDAS presentando fortissimi punti in comune con la firma elettronica, con la quale condivide la definizione fino allo scopo operativo finale. La firma serve per firmare, il sigillo per assicurare origineed integritàdei dati presi in considerazione.

Tante analogie, una differenza sostanziale

Gli E-Seals (in italiano, sigilli elettronici) rappresentano quindi uno strumento analogo alla firma elettronica, con la differenza che – al contrario della firma elettronica che permette di apporre digitalmente la firma di persone fisiche – il sigillorappresenta “la firma” di una persona giuridica (di un’azienda, per esempio).

Le caratteristiche tecniche delle firme digitali e dei sigilli digitali sono pressoché le stesse, e lo stesso vale per le norme per la valutazione della sicurezza dei dispositivi per creare una firma digitale ed un sigillo digitale. Dove sta quindi la differenza sostanziale? Semplice: la funzione è la medesima; tuttavia, uno strumento è pensato per le persone fisiche, l’altro per le giuridiche.

Vari tipi di sigilli

Analogamente a quanto concerne per la firma elettronica, va segnalato che anche il regolamento eIDAS – oltre al semplice sigillo elettronico – prevede anche il sigillo elettronico avanzato ed il sigillo elettronico qualificato, rilevando che in caso di impiego di quest’ultimo, a norma dell’art.35 secondo comma del regolamento eIDAS, vi è una “presunzione di integrità dei dati e di correttezza dell’origine di quei dati a cui il sigillo elettronico qualificato è associato”.

Soffermandoci su quest’ultimo elemento, il sigillo elettronico qualificatorappresenta un forte strumento di garanzia per l’integrità di un documento informatico-digitale. Ad esempio? Foto digitali, software, fatture elettroniche, visure camerali, ricevute PEC, e molto altro. Grazie quindi all’utilizzo del sigillo elettronico qualificato, tali documenti possono essere “sigillati” con efficacia probatoria comunitaria.

Integrità, non identità

Come già citato in precedenza, il sigillo elettronico è definito come “dati in forma elettronica, acclusi oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati in forma elettronica per garantire l’origine e l’integrità di questi ultimi”.

Da tale definizione, è evidente apprendere che il sigillo elettronico possa accertare origine e integrità dei dati, senza tuttavia accertare ed assicurare l’identità del firmatario. La firma elettronica invece – essendo connessa ad una persona fisica e non giuridica– è in grado di confermare anche l’identità della persona che ha deciso di firmare il documento.

QSCD

Il componente core della piattaforma di firma di Aliaslab ha ricevuto a talla certificazione di “Qualified Signature Creation Device” (dispositivo che permette la creazione sia di firme qualificate, che di sigilli elettronici qualificati) dal prestigioso ente austriaco A-SIT. Il “sigillo elettronico qualificato” rappresenta un indispensabile strumento di garanzia per la funzione di integrità del documento informatico o del bene digitale sul quale è apposto.

Regolamenti europei e nazionali

Il sigillo elettronico, introdotto come strumento elettronico dal regolamento eIDAS molto recentemente, non può certo vantare la “durata storica” della firma elettronica, nei confronti della quale – tuttavia – si sovrappone totalmente a livello tecnico.

“Età differenti” hanno generato alcune problematiche relativamente al “coordinamento dei regolamenti”; infatti, il Legislatore nazionale, salvo citare le definizioni del Regolamento eIDAS, non ha stabilito regole precise per efficacia e valore probatorio del sigillo elettronico.

Tale “omissione” deriva dal fatto che il regolamento nazionale conferma quanto deciso a livello europeo. Tuttavia, ciò comporta che il sigillo elettronico rimanga svincolato dalle regole nazionali rispetto alle sottoscrizioni, ben regolate da norme presenti del Codice Civile.







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Sicurezza, fake news e impazienza degli utenti: il caso Fortnite

Il videogioco che creato così tanta hype intorno a sé da far scaricare versione fake ai fan

Fin dalla sua uscita, nel luglio 2017, il videogioco Fortnite non ha fatto altro che suscitare scalpore e far parlare di sé. Il gioco, nella sua versione Battle Royale, è già disponibile su piattaforma iOS per i clienti Apple, e dalla casa di produzione fanno sapere che ben presto sarebbe arrivata la versione per Android.

Ma succede che i fan del videogioco proprio non riescono ad attendere e iniziano a scaricare versioni fake all’interno delle quali ci sono malware. Questi software, ovviamente dannosi, sono per lo più spyware utili a registrare l’attività online degli utenti per scopi criminali. Ed è stata proprio l’impazienza dei fan del gioco a spingere gli hackerad un’azione simile. Questo e altri tipi attacchi alla sicurezza sono ad oggi un grande rischio per gli utenti, per questo Aliaslab focalizza la sua esperienza su sistemi capaci di proteggere l’utente senza diminuire la sua esperienza di navigazione ed utilizzo di App e servizi online.

L’azienda proprietaria del gioco ha spiegato la presenza di queste versioni fake,  ma la sicurezza degli utenti, non sempre attenti a discernere tra realtà e fake, ha messoin discussione la loro privacy“.

Fortnite fake online: occhio alle versioni

Purtroppo, imbattersi in Fortnite fake è semplicissimo: esistono due tipi di software disponibili online.

Il primo è un’app che si scarica attraverso ricerche Google. E qui è utile tenere bene a mente che l’unico modo per salvaguardarsi, ed essere sicuri di scaricare applicazioni non infette da virus, è usare i canali ufficiali (ad esempio, Google Play).

La seconda tipologia è costituita da file APK (Android Application Package), ossia archivi che contengono le risorse necessarie per far funzionare l’app. E per rendere tutto più credibile ed appetibile per gli utenti, gli hacker riprendono immagini attendibili che sono state utilizzate nelle versioni originali.

Le truffe di Fortnite per Android sono state scoperte da Android Police durante alcune delle consuete ricerche su Google e su YouTube.

Quindi, se siete fan di Fortnite e avete un dispositivo Android, il consiglio è semplice: state molto attenti alla vostra privacy, perché il rischio è molto alto. Aspettate le versioni ufficiali e non fatevi prendere dall’impazienza!

Le fake news attorno al videogioco

Come se non bastasse, Fortnite è stato protagonista di numerose fake news… della serie, “purché se ne parli”. Una di queste, tratta da un sito di notizie di giochi in Germania, raccontava di un fan che avrebbe addirittura “fatto i suoi bisogni” in un sacchetto di carta mentre aspettava di giocare a Fortnite alla convention Gamescom che si svolge a Colonia.

Tutto questo perché i partecipanti alla convention potevano guadagnare uno spray brandizzato Fortnite, qualora si fossero allineati per giocare. Quindi la lunga attesa avrebbe costretto il ragazzo a compiere quel gesto: tutto per ottenere quello spray.

Ebbene, tutta la storia è risultata completamente falsa; però l’eco che ha avuto online è stata enorme.

Come per la sicurezza e la privacy, anche in questo caso il consiglio è semplice: prima di credere ad una notizia, assicuratevi che la fonte sia attendibile  (proprio come il sito che state leggendo!) e non faccia parte di quell’esercito di siti internet farlocchi e con un unico scopo: il clickbaiting!!







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La nuova frontiera del RegTech: ma in Italia si è fermi al FinTech

Gli investimenti in tutta Europa sono in costante crescita

Oramai l’avanzata FinTech è inarrestabile: basti pensare, infatti, che in Europa sono più di 800 i nuovi player finanziari a farsi largo accanto a quelli tradizionali.

Un boom che si rispecchia in un dato: nel 2018 si preannuncia un raddoppio degli investimenti rispetto al 2017.

Di cosa stiamo parlando? Di challenger banks, startup Finance e servizi di pagamento che oggi sono già il 12% delle realtà del settore finanziario di tutta Europa.

Un numero destinato a crescere in virtù della collaborazione che questi operatori stanno sempre più attuando con quelli tradizionali: il 50% dei principali istituti europei, infatti, è già in fase di cooperazione con le cosiddette FinTech con acquisizioni e partnership.

Cos’è il RegTech e a cosa serve?

Il RegTech, termine che racchiude Regulation e Technology e noto anche come tecnologia di regolamentazione, è un nuovo campo nel macro settore dei servizi finanziari.

In pratica sfrutta la tecnologia dell’informazione, con lo scopo di migliorare i processi normativi.

Quindi gli strumenti tecnologici vengono impiegati a supporto di procedure riguardanti l’adeguamento, la conformità, il rispetto di norme, i regolamenti, le leggi.

L’obiettivo del RegTech è senz’altro quello di migliorare la trasparenza e trovare uno standard comune dei processi normativi.

Il RegTech mira ad aiutare sensibilmente aziende ed organizzazioni ad essere sempre in regola con normative e regolamentazioni.

Altro scopo ottenibile con il suo utilizzo, inoltre, è quello di comprendere meglio come queste regolamentazioni possono trasformarsi in opportunità positive per l’azienda, migliorandone le prestazioni.

Il tutto, aspetto non da poco e sicuramente non da sottovalutare, con la peculiarità di far registrare notevoli risparmi alle imprese o organizzazioni che ne sfruttano le potenzialità.

In Europa investimenti raddoppiati: ma l’Italia arranca

 Il RegTech è comunque ancora un mondo poco esplorato, sul quale ci sono sicuramente prospettive positive di crescita.

Come già detto, infatti, gli investimenti in questa direzione sono in continua crescita e di certo non accennano a diminuire.

Tuttavia, però, l’Italia è ancora una dei fanalini di coda a livello europeo: il nostro Paese si piazza al 16esimo posto, dietro altre nazioni quali la Spagna, il Belgio o la Finlandia.

Anche se in Italia si è ancora prevalentemente ancorati al FinTech (la cosiddetta tecnofinanza o, meglio ancora, tecnologia finanziaria), Mauro Macchi, responsabile di Accenture Financial Services ha recentemente rilasciato delle dichiarazioni che lasciano ben sperare sul fatto che l’Italia colmi il gap con gli Paesi europei e mondiali.

“I segnali che osserviamo – spinta all’innovazione da parte dei consumatori, maggiore consapevolezza da parte degli istituti bancari, abbattimento dei costi delle tecnologie unito all’effetto combinatorio che esse producono – sembrano creare un ecosistema sempre più predisposto alla sperimentazione di nuove soluzioni”.

“Il settore finanziario è strategico per il nostro Paese: ricchezza privata, propensione al risparmio, diffusione delle PMI e forte legame delle stesse con il sistema bancario, forti radicamenti territoriali, sono alcuni degli elementi che spiegano perché è fondamentale accelerare il percorso di innovazione e fare un netto salto di qualità posizionandosi tra i leader europei”.

Anche Aliaslab, sempre attiva nel settore dell’innovazione, ha tenuto un evento a Londra il 13 Luglio.

 







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Firma remota: tra sicurezza e comodità di utilizzo

Dalla firma grafometrica alla firma remota: dimentichiamoci il “vincolo di presenza”

Minor spreco di carta, maggior velocità nei processi e abbattimento delle barriere geografiche sono solo alcuni dei benefici apportati dalla grande “digital revolution” a cui stiamo assistendo.

Tali benefici, parecchio significativi e tangibili nel mondo della certificazione dei documenti, hanno contribuito alla repentina diffusione della firma elettronica.

 Firma elettronica e firma grafometrica

La firma elettronica rappresenta una tecnica innovativa digitale in grado di sostituire  documento elettronico “da autenticare” e ne attesta in maniera inconfutabile l’integrità, l’autenticità e la non ripudiabilità.

 

In particolare, la firma grafometrica è una definizione comunemente usata per indicare una modalità di firma elettronica realizzata con un gesto manuale del tutto analogo alla firma autografa su carta.

 Viene svolta attraverso l’uso di tablet/tavolette grafiche dotati di uno screen ed una pennetta che – ricevendo dati biometrici – consentono di firmare elettronicamente mantenendo una firma identica a quella apposta sulla carta. I vantaggi? Minor spreco di carta e archiviazione immediata e multicanale dei documenti firmati digitalmente.

 Questo genere di firma, sempre più diffusa negli sportelli di banca, è certamente caratterizzata da una valenza legale certificata ed un alto livello di sicurezza; tuttavia, ha il limiteche non può esser utilizzata a distanza in quanto:

–       necessiti di una infrastruttura fisica specifica e costosa (tablet e penna elettronica collegata a server di archiviazione)

–       La sottoscrizione deve esser effettuata davanti ad un operatore che proceda all’identificazione del firmatario.

La “distanza” è uno dei punti su cui ci focalizzeremo maggiormente in questo articolo. Una “distanza” di utilizzo divenuta possibile anche grazie alla firma remota, uno strumento elettronico in grado di garantire elevati livelli di sicurezza ed un servizio possibile da utilizzare in maniera semplice, ovunque ed in qualsiasi momento. Un servizio digitale – quello della firma remota – facile da utilizzare in quanto procedura in grado di attestare la validità di un’operazione direttamente tramite Desktop, Smartphone o Tablet. 

 I vantaggi della firma remota

In aggiuntaai vantaggi della firma grafometrica, la firma remota permette anche di aumentare in maniera significativa la velocità di circolazionedei documenti  da scambiarsi a distanza, garantendo comunque validità dal punto di vista legale del documento.

Come è possibile?

La firma digitale remota è un sistema per firmare i documenti digitali, basato sulla stessa tecnologia della firma digitale che conosciamo, in cui i certificati di firma sono tuttavia contenuti su un server, e direttamente collegati con le informazioni (MSISDN) contenute nella SIM del dispositivo di firma (SecureCall).

Essendo il certificato di firma contenuto all’interno di un server, non sono necessari smart card e annessi lettori,  pennette USB per la firma o altri supporti fisici classici. Basta possedere (fisicamente o digitalmente) un generatore OTP (One Time Password), sotto forma di dispositivo stand alone, software PC  o Smartphone Application o un telefono abilitato alla firma SecureCall. Ciò consente al firmatario di autenticarsi firmando da qualsiasi device connessa a internet.

Si potrà firmare ovunque, senza Chiavette USB o Smart Card

Cosa cambia quindi tra firma digitale con chiavetta/ smartcard e firma remota?

A livello di sicurezza, nulla. Entrambi sono strumenti che permettono di firmare digitalmente – in maniera semplice – documenti informatici. La validità è la medesima di un a firma autografa.

I token e le smart card, tuttavia, possono essere scordati (o ancora peggio persi) e può accadere che l’utente si accorga dopo molto tempo di non aver più in possesso più il supporto fisico funzionale all’ottenimento della firma: è proprio per questo che la firma remota è da considerare uno strumento davvero innovativo.

Con la firma remota non serve alcun dispositivo. Basta il tuo telefono cellulare per associare un documento e firmare digitalmente.

 Più sicurezza, più comodità

Dal punto di vista di comodità e semplicità di utilizzo, la firma remota è chiaramente più pratica. Per questo motivo, sempre più utenti iniziano ad utilizzarla. Con la firma remota è infatti possibile firmare attraverso l’utilizzo di password temporanee, inviate all’utente con un semplice messaggio direttamente sul proprio telefonino.

Tali password temporanee non vengono registrate e – anzi – scadono dopo un breve periodo di tempo. Questo minimizza i rischi rispetto ai processi di username e password tradizionali, anche perché vengono – in alcuni casi – utilizzati due canali differenti (rete telefonica e rete internet).

Un sistema sicuro che permette inoltre di apporre la firma digitale in mobilità, anche fuori dal proprio posto di lavoro.







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In questo mondo di mail, tra Pec e ordinarie: la soluzione in un unico strumento

S:MU, il Sistema di Messaggistica Unificata che semplifica la vita

La Posta Elettronica Certificata, più comunemente conosciuta come Pec, è uno strumento da cui non si può più prescindere. Soprattutto per quanto riguarda l’attività delle vostre aziende.

Giusto per farvi un’idea, nel primo bimestre del 2018 si è registrato il nuovo record con 8.168.410 di caselle attive e ben 221.023.300 di messaggi scambiati (dati AGI).

Un fiume incessante, quindi, di mail quotidiane che ogni giorno leggiamo, cestiniamo, malediciamo o ringraziamo. Eppure c’è ancora tanta disinformazione su questo strumento, sulle sue funzioni, utilizzi e potenzialità.

È bene ricordare di cosa si tratta quando si parla di Pec. Proveremo quindi prima a fornirvi un decalogo e successivamente vi illustreremo le potenzialità del servizio di gestione delle Pec “made in AliasLab”.

PEC: il decalogo per capirne meglio i benefici

Una Pec equivale ad una vera e propria raccomandatacon avviso di ricevimento (ovviamente la comunicazione deve avvenire tra due indirizzi Pec).

Il vincolo di segretezza è totale: il suo contenuto, infatti, è protetto.

Tutte le Pubbliche Amministrazioni sono tenute ad accettare le comunicazioni via Pec.

Rappresenta il domicilio digitale di tutte le aziende e società, e di conseguenza tutte le loro comunicazioni ufficiali possono avvenire tramite essa.

Stessa identica cosa vale anche per tutti i professionisti  iscritti ad albi professionali.

Le certificazioni della data e del contenuto di un documento sono assolutamente accertabili e comprovabili.

La semplificazione delle comunicazioni importanti e obbligatorie è tra i punti fondamentali dell’utilizzo della Pec: tramite essa, infatti, si risparmiano tempo e soldi, pur avendo la stessa valenza legale.

La Pec deve essere per legge sicura, nel senso che i gestori devono assicurarne la totale pulizia da virus e malware.

L’importanzalegale della Pec, a differenza appunto di una mail tradizionale, è fondamentale: data la sua sicurezza e affidabilità, infatti, può essere utilizzata anche in sede processuale.

Uno strumento che racchiude tutto: la soluzione di AliasLab

S:MU, ovvero Sistema di Messaggistica Unificata, è la soluzione di gestione centralizzata della Pec proposta da AliasLab con un semplice intento: semplificarvi ulteriormente la vita!

Con S:MU è possibile gestire, da un’unica piattaforma, tutto il traffico in entrata e in uscita di tutte le Pec e mail dei tuoi clienti, senza vincoli massimi di caselle configurabili.

Il servizio organizza e smista le mail in modo automatico, grazie a filtri ed etichette facilmente configurabili. Sarà possibile smistare e assegnare messaggi ai collaboratori, tenendo traccia di tutte le attività svolte.

È possibile gestire invii massividi Pec e posta ordinaria, monitorare e gestire i flussi delle mail e le attività dei tuoi collaboratori: tutto senza particolari competenze informatiche, vista la sua semplicità di configurazione e utilizzo.

Una soluzione conforme inoltre alle linee guida fornite da eIDAS(Electronic IDentification Authentication and Signature, ossia il regolamento dell’Unione Europea che riguarda l’identificazione elettronica), che gestisce grandi quantità di posta elettronica registrata, fornisce prove dei dati ricevuti e trasmessi e garantisce determinate caratteristiche di consegna.

In buona sostanza, S:MU è la piattaforma ideale per aumentare efficienza ed organizzazione, monitorando in modo semplice e intuitivo tutte le Pec e le mail che si inviano e ricevono ogni giorno.

S:MU in pillole 

  • Smistamento automatico e centralizzato di caselle Pec e Peo, con l’assegnazione di tag e filtri a tutte le mail;
  • Possibilità di smistamento manuale di caselle Pec/Peo, attribuendo nuovi tag o assegnando Pec a gruppi di utenti;
  • Configurazione multiutenze e multicaselle Pec/Peo, assegnando le Pec e monitorando il workflow;
  • Disponibile ed accessibile su device mobili, oltre che da desktop.

 Ecco, dopo esserti fatto un’idea del tempo e del denaro che potrai risparmiare, spetta solo a te cavalcare l’onda del cambiamento e farti semplificare la vita da AliasLab!







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Prenotazioni di viaggi, voli e crociere direttamente tramite blockchain

Il caso Lufthansa e Winding Tree: ecco come anche i viaggi generano ICO

Blockchain, winding tree, ICO: non preoccupatevi, non si tratta di uno scioglilingua! Proprio per evitare che possa sembrare tale, infatti, procederemo con ordine, per farvi capire il più possibile tutto.

 È importante fare una premessa: che ci crediate o meno, ormai anche le criptovalute e la blockchain possono essere utilizzati in vari modi nel settore viaggi e turismo.

Qualche esempio? Dal pagamento per i servizi di viaggio e di alloggio a sistemi sicuri per garantire e consentire la condivisione di dati e informazioni tra gli operatori al fine di ridurre i costi generali.

Ecco come vari progetti stanno provando a cambiare il nostro modo di organizzare un viaggio tramite l’integrazione tra criptovalute, blockchain e turismo. Di blockchain ne abbiamo già parlato: in caso contrario, qualora non abbiate letto i nostri contenuti su di essa, vi invitiamo a cercarli sulla nostra barra di ricerca.

 L’ICO (acronimo di Initial Coin Offering) è sostanzialmente un’offerta iniziale di moneta, ossia il momento in cui l’azienda dà per la prima volta, a gente che si ritiene esperta, l’opportunità di acquistare token (un gettone che nel mondo reale non vale nulla).

 Altra prerogativa fondamentale dell’ICO, inoltre, è che il token acquistato garantisca un contratto esecutivo (enforceable) a tutti gli effetti.

 Turismo, criptovalute e monete ancora inesistenti

 L’esplosione del fenomeno criptovalute ha portato con sé quello delle ICO, di fatto una delle nuove frontiere dell’economia moderna.

In pratica, si tratta di un vero e proprio lancio sul mercato di una nuova moneta, nel caso specifico di una criptovaluta.

Passando ancora di più su un piano concreto, questa pratica permette di finanziare progetti attraverso la vendita di una moneta ancora inesistente.

Partecipando ad una ICO, quindi, si offrono al team autore dell’offerta i finanziamenti per un progetto, ottenendo in cambio dei token, solitamente alla base del progetto stesso.

Le ICO hanno attirato numerosi investitori nel campo delle valute virtuali, in quanto permettono di fatto di ottenere monete non ancora esistenti a prezzi assolutamente vantaggiosi.

Di certo i rischi ci sono, soprattutto a causa dello scarso disciplinamento nell’ambito criptovalute e in un frangente incerto e nuovo come quello delle ICO: tuttavia la prospettiva è quella di colmare sempre più questo vuoto normativo e rendere tutto più sicuro possibile.

 Il caso Lufthansa

 La compagnia aerea tedesca Lufthansa, tra le più grandi a livello europeo e mondiale, sta stringendo una partnership con una piattaforma blockchain specializzata nel settore dei viaggi. Tutto all’interno di un progetto studiato per esplorare le possibili applicazioni della tecnologia.

Dopo l’annuncio ufficiale, infatti, il gruppo tedesco è entrato a far parte di un accordo con la start up svizzera Winding Tree.

 Cos’è Winding Tree?

 È presto detto! Si tratta di un marketplace decentralizzato, creato interamente sulla blockchain di Ethereum

Come risultato dell’accordo, Maksim Izmaylov, CEO della start up, ha affermato che assisteranno Lufthansa per progettare e testare applicazioni per viaggi.

Ovviamente tutte basate sulla blockchain che consentirebbero prenotazioniricollocazioni e informazioni di itinerari direttamente attraverso la potenza e sicurezza della stessa infrastruttura blockchain.

Questa partnership denota come le start up stanno adesso utilizzando le criptovalute come modo per finanziare lo sviluppo delle start up stesse, nelle fasi iniziali dell’azienda.

 Come parte della partnership, Lufthansa potrebbe anche investire nel progetto Winding Tree come parte della prossima vendita di ICO, denominata LIF. Il token verrà utilizzato, perlomeno in una primissima fase, per finanziare lo sviluppo della piattaforma di Winding Tree.

Inoltre, per far capire ancora più nel concreto il meccanismo, LIF sarà la tecnologia che verrà utilizzata per consentire alle persone di prenotare hotel, voli e crociere direttamente sulla blockchain.







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Online Banking in costante crescita: negli ultimi due anni aumento di 3,5 milioni di utenti

AliasLab fornisce il servizio più efficace, semplice e amico dei tuoi risparmi

Scommettiamo che siete tra quelle persone che negli ultimi due anni hanno fatto in modo che l’onlinebanking crescesse in maniera esponenziale?

Dal 2015 al 2017, infatti, questo numero ha fatto registrare un aumento di oltre 3,5 milioni di utenti. No, non abbiamo la sfera di cristallo: semplicemente lo ha rivelato un’indagine dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI) in collaborazione con GfK.

Lo studio è stato presentato a Milano, all’interno de #ILCLIENTE, evento organizzato dall’ABI stessa in cui professionisti del settore si incontrano per fare il punto sullo stato dell’innovazione della banca.

Cos’è l’Online Banking?

Se siete giunti fin qui, lo saprete già, ma ve lo diciamo ugualmente: è semplicemente un servizio che ti dà la possibilità di gestire denaro online con il tuo dispositivo mobile o computer, in totale sicurezza. Non è necessario quindi visitare una filiale bancaria e puoi fare ciò che devi, quando è più conveniente per te.

Tutto questo perché il denaro è sempre più elettronico e questi servizi possono essere più facili da usare.

Fino a relativamente poco tempo fa, l’attività bancaria online era limitata alle banche che operavano esclusivamente online. Ma ora quasi tutti gli istituti offrono questi servizi.

La propria banca a portata di smartphone, sempre in tasca

Per rendere ancora meglio l’idea di questa “rivoluzione”, basta pensare che nel 2016, i bancarizzati digitali erano il 24%, mentre adessosi è superato il 31%. E il dato è destinato a crescere ulteriormente.

In pratica, sono ormai oltre 9 milionii clienti che accedono ai propri servizi bancari tramite smartphone e app.

Si tratta della possibilità di svolgere e operare in totale mobilità, autonomia e sicurezza, senza necessariamente recarsi negli istituti di appartenenza, perdendo magari tempo ed energie.

Inoltre, quasi la totalità dei clienti di una banca utilizzano l’Atm: a riprova ancora una volta del fatto che lo snellimento delle operazioni, senza per forza dover passare da uno sportello interno, è l’opzione più ricercata.

Oramai è la banca che si sposta insieme a noi.

E in questo, AliasLab vi aiuta ancora di più, grazie a servizi e innovazione sviluppati per i maggiori istituti di credito, con due focus ben specifici: una user experience sempre più semplice e, soprattutto, una sempre maggiore sicurezza.

Che, visto che si tratta dei vostri soldi, non guasta mai.

Sempre più verso il digitale

Grazie all’esperienza maturata nel campo, infatti, è nostro dovere offrirvi servizi sempre più rapidi, efficienti e adatti ad ogni situazione.

Allo stato attuale dei fatti, esistono quindi 3 tipologie di utenti/clienti:

  • quelli che si “ostinano” ad accedere ai servizi attraverso l’agenzia fisica;
  • chi si pone a metà e usa entrambe le tipologie di servizi, sia fisici sia digitali;
  • chi è totalmente digitalizzato e utilizza solamente servizi online.

La seconda, ossia quella di chi utilizza entrambi i servizi, è la categoria che da sola rappresenta poco più della metà dei clienti totali. Ed è ovvio che la prospettiva va sempre più verso una percentuale maggiore di clienti esclusivamente digitalizzati.

L’indagine di Abi e GfK rivela che le persone sono sempre più portate a informarsi e comparare i vari servizi, prima di acquistare, cercando di trovare il più economico, il più performante o semplicemente quello che maggiormente si addice alle proprie necessità. Proprio come in altri settori dello shopping tradizionale.

Ed è proprio per questo, infatti, che vi invitiamo a sfogliare il nostro ventaglio di opportunità per rendere il vostro online banking ancora più efficacesemplificato e, che non gusta mai, amico del portafoglio!







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PSD2: nuovi regolamenti, nuove business opportunities

Payment Service Directive: come adeguarsi alla nuova direttiva europea e come i player fintech possano trarne benefici economici

PSD2: nuovi regolamenti, nuove business opportunities

Payment Service Directive: come adeguarsi alla nuova direttiva europea e come i player fintech possano trarne benefici economici 

Il 2018 è stato per molti l’anno dell’introduzione della normativa sulla privacy, nota come GDPR. D’altronde, come non potrebbe fare audiencela notizia dell’entrata in vigore di una normativa direttamente connessa alla gestione della privacy e dei propri dati personali

Meno “di moda” ma certamente non meno importante, è stata l’entrata in vigore della direttiva 2015/2366/UE, conosciuta come PSD2 (Payment Service Directive).

Dal giorno 13/01/18, gli Stati europei hanno infatti registrato l’obbligo di recepire all’interno dei propri regolamenti nazionali tale direttiva, finalizzata alla regolamentazione di un mercato finanziario caratterizzato da una crescente complessità in termini di attori e da rapidissimi progressi in termini di innovazione digitale.

La PSD2 ha come obiettivo principale la creazione di un mercato unico ed integrato dei payment services, armonizzandoun regolamento europeo e uniformando le regole per i player bancari e per i numerosi PSP (Prestatori di Servizi di Pagamento) nati grazie alle opportunità offerte dall’evoluzione digitale nel settore Fintech.  Tale intervento, contribuirà a migliorare la sicurezza del financial systeme garantirà – per i consumatori – maggior concorrenza e maggior trasparenza.

Nuove opportunità di business

Per rispondere alle direttive imposte dalla normativa, molti player del mondo fintech hanno progettato sistemi all’avanguardia in grado di differenziare le piattaforme di pagamento e renderle più sicure per gli utenti.

Puntando molto sul concetto di user experience, la PSD2 ha quindi contribuito alla creazione di ingegnose soluzioni tecnologiche in grado di fungere da moderni sistemi di pagamento online. Sistemi in grado di abbattere le barriere all’ingresso di nuovi operatori rafforzando la sicurezza del sistema  e garantendo trasparenza e leale concorrenza a vantaggio dei consumatori.

Facciamo alcuni esempi concreti!

Utilizzando l’internet banking della vostra banca per fare pagamenti o altre operazioni bancarie, vi è certamente capitato di dover compiere una serie di operazioni con il vostro smartphone.Chiamate con inserimento codici a numeri verdi predefiniti (ad esempio Securecall Out-of-Band), creazione di codici da appositi generatori di token dinamici(Securecall Smart Otp) ed altre semplici operazioni talvolta percepite come “scomode”.

Semplici operazioni che nascondono invece geniali soluzioni per compiere pagamenti in totale sicurezza grazie all’utilizzo simultaneo di differenti canali: chiamate su piattaforma GSM insieme a codici generati daapponline (quindi tramite canale web) – ottemperando le linee guida della Strong Customer Authentication (SCA).

Molte aziende del mondo fintechstanno sviluppando un vero proprio meccanismo di concorrenza interna al mercato finanziario per offrire a banche e altri player finanziari soluzioni su misura in grado di rispondere ai requisiti minimi previsti dalla direttiva europea in questione.

Numerosi benefici!

La PSD2 è quindi da considerare come:

– un’opportunità di crescita per il settore finanziario e per i suoi operatori

– un’opportunità di business per le aziende che stanno investendo nell’innovazione digitale applicata al settore fintech

– un incentivo per migliorare la user experience delle piattaforme di pagamento

– uno spunto di connessione tra i “fornitori di tecnologia” e i fruitori della stessa

I grandi player della tecnologia devono mettersi a disposizione, ed essere visti, non soltanto come fornitori di strumenti e soluzioni, ma come interlocutori che offrono il proprio patrimonio di esperienza” Fabrizio Tittarelli, CTO di CA Technologies Italia

Rischi o opportunità?

PSD2coincide quindi con un passo importanteverso il modello noto come “open banking”, in cui le aziende della “finanza tecnologica” potranno sviluppare nuovi payment tools innovando fortemente il mondo dei pagamenti.

Un’evoluzione certamente positiva in linea teorica grazie al miglioramento della sicurezza tramite tali strumenti. C’è tuttavia chi resta titubante di fronte alla “fusione tecnica” tra operatori del settore bancario e aziende esterne in grado di veicolare le strategie fintech e di creare sistemi integrati a quelli bancari.

È indubbio che l’evoluzione tecnologica del settore bancario possa solo che apportare esternalità positive, ma siamo proprio sicuri che tale apertura a nuovi soggetti privati non rischi di aumentare le percentualidi potenziali “brecce” nel sistema bancario e contribuendo a frodi finanziarie? Ad oggi, l’open banking  sembra solo apportare benefici ai settori finanziari. Il resto, lo scopriremo solo vivendo.







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“Fintech revolution”: l’omnicanalità nel settore bancario

Omnicanalità & fintech: online & offline a braccetto nel settore della tecnofinanza

“Bitcoin”, “Blockchain”, “Smartphone payments”!

Quante volte negli ultimi tempi hai sentito parlare di valute elettroniche, pagamenti online e altre tematiche relative all’innovazione nel settore fintech? Tutto ciò è normale!

Il panorama della tecnologia finanziaria mondiale sta letteralmente cambiando e – con esso – stanno cambiando le abitudini di utilizzo di tali servizi da parte degli utenti.

Facciamo chiarezza!

Ma cosa significa fintech? Fintech (tecnofinanza o tecnologia finanziaria, la cui etimologia “fin” come finanza e “tech” come tecnologia) consiste nel processo di digitalizzazione del bank & financial system, all’interno dei quali la tecnologia rende tali sistemi più efficienti.

Il Fintech deve il suo successo e la sua espansione all’avvento di internet affiancato al mobile, oltre alla crisi finanziaria che ha permesso alla tecnofinanza di prendere il sopravvento sul classico sistema bancario evidenziandone i limiti soprattutto in termini di velocitàe reattività ad un mercato sempre più mutevole.

Grazie allo sviluppo di nuovi processi tecnologici innovativi relativi al settore bancario e finanziario, la fintech permette di fornire servizi e prodotti finanziari attraverso le più avanzate tecnologie per quanto riguarda transazioni ed i pagamenti online, intermediazione finanziaria, gestione del rischioe del risparmio e monete elettroniche.

Omnicanalità

Il Marketing Omnicanale si riferisce ad una strategia aziendale che permette al consumatore di comprare od interagire con un prodotto o servizio attraverso il congiunto utilizzo di strumenti online e offline. Normalmente, questo processo migliora la customer experiencedel cliente aumentando le performance di vendita delle aziende.

Nonostante l’omnicanalità stia registrando una profonda diffusione nel settore retail (tablet per ordinare al fast food, merce ordinata online cambiata in store, e così via) tale strategia sta prendendo sempre più piede nel settore fintech, in particolare nel settore bancario.

Ominicanalità è anche… user experience!

Per fare alcuni esempi concreti, è interessante scoprire come alcuni istituti bancari hanno deciso di aumentare la user experience dei propri servizi finanziari erogati online attraverso “gesticomuni ma davvero geniali!

Sparkasse, per esempio, permette di aprire un conto bancario direttamente dal salotto di casa, scattandosi un selfie per attestare la propria identità!

Aprire un conto in banca con un selfie??

Sì! Hai capito bene! Con l’App Apri Conto di Sparkasse  sullo smartphone, dopo aver iniziato il processo sul portale web to www.sparkasse.it, basta fotografare i propri documenti e scattarsi un selfie per ottenere un conto nuovo di zecca!

Un’idea bizzarra (di cui “Aliaslab va molto fiera”)  che ha già riscosso un discreto successo– dicono le statistiche del gruppo bancario – e che ha già trovato grande diffusione tra utenti storici e nuovi curiosi!

Ma come funziona?

Dopo un controllo incrociato tra i documenti dell’utente e la foto del selfie, si generano le credenziali per accedere comodamente al servizio di home banking.

Chiaramente, l’app utilizza una tecnologia che permette di rispettare le normative sulla sicurezza ed è richiesto all’utente di compilare alcuni “campi” obbligatori relativi alla gestione dei dati personali.

Per quanto riguarda il processo di autenticazione, il sistema si basa sulla tecnologia della Firma Elettronica Avanzata da remoto – emessa da una Autorità Certificativa –  spesso accompagnata da Secure Call e OTP (token o chiavetta identificativa).

Questo processo garantisce semplicità di utilizzo, abbattimento delle barriere geografiche, snellimento ed automatizzazione dei processi, diminuzione dei costi; tutto questo, senza tralasciare la variabile sicurezza!

Perché proprio un selfie?

Omnicanalità è la capacità di fondere strumenti offline a strumenti online garantendo un miglioramento della user experience.

Per migliorare la user experience, occorre promuovere processi semplici ed eseguibili dall’utente in maniera naturale!

L’esempio del selfie preso a paradigma in questo articolo, mostra come i più complessi processi tecnologici cerchino di sposare la funzionalità e rendere l’esperienza del fruitore più semplice e naturale possibile.

È per questo che – nonostante l’umanità andrà verso un mondo sempre più tech– l’uomo e le proprie abitudini faranno la differenza e saranno i veri e propri test di mercato per valutare l’efficacia di complesse omnichannel strategies!







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