Blockchain potrebbe salvare l’Italia e il Made in Italy


Grazie alla tecnologia di Scytale, trasparenza, etica e fiducia tornano a contare



Enrico Cereda, presidente e amministratore delegato di IBM Italia, in un suo recente articolo su Il Sole 24 Ore, lo ha affermato senza giri di parole: la tecnologia blockchain è lo strumento con cui poter far crescere e migliorare il clima di fiducia in ogni settore del Paese Italia.

Sia tra produttori e consumatori, ma anche tra pubblica amministrazione, imprese e cittadini; insomma, “qualcosa da cui l’intero Made in Italy può trarre enormi benefici rafforzando la percezione della sua qualità sui mercati globali”.

Seguendo il ragionamento di Cereda, nell’attuale contesto italiano, in cui non ci si tende più a fidare di aziende private e istituzioni pubbliche, la tecnologia da cui è nato il bitcoin, proprio grazie alla sua caratteristica di incorruttibilità, può sicuramente fare moltissimo.

Blockchain in numerosi settori della vita quotidiana

Catene di approvvigionamento, sanità, sistemi monetari globali, tecnologie finanziarie, vendita al dettaglio, ospitalità, commercio di energia, musica, autenticazione di record elettronici, consegna di servizi governativi e molti altri: i settori di pertinenza della blockchain sono numerosi.

Nel settore AgriFood, ad esempio, può assicurare che tutta la catena e il ciclo produttivo non siano stati manomessi, corrotti o alterati, garantendo al consumatore la genuinità di ciò che acquista. E tutto questo avviene attraverso la tracciabilità della materia prima e dei suoi derivati.

La tecnologia SignChain di Scytale, ad esempio, parte dal tentativo di risolvere alcune problematiche che appartengono alla vita di tutti, legate appunto alla tracciabilità trasparente di cui abbiamo appena parlato.

Mancanze di informazioni leggibili dall’utente finale, informazioni confuse e non trasparenti, garanzie non sempre del tutto sicure e filiere in cui a volte mancano parti di processo, sono certamente problemi che interessano tutti, dall’acquirente finale all’azienda produttrice, fino all’immagine di un Made in Italy che rischia di uscirne in malo modo.

Di certo, la blockchain può essere molto vantaggiosa anche per gli esportatori, grazie alla possibilità di caricare tutti i documenti in un’unica applicazione basata sulla sua criptazione. Con il focus ben puntato sulla trasparenza di merci o trasporti in generale.

Tutto ciò perché la nuova tecnologia può facilitare e rafforzare la sicurezza, prevenendo appunto l’uso di documentazione fraudolenta e merci contraffatte.

In buona sostanza, trasparenza, etica e fiducia, trovano nella blockchain un alleato formidabile.

Recenti studi, citati da Cereda nel suo articolo, indicano inoltre che la blockchain potrebbe consentire di risparmiare il 10% delle spese totali per il trasporto fisico, riducendo i costi del commercio mondiale fino a mille miliardi di dollari e aumentandone il giro d’affari del 15%.

Non proprio bruscolini!

Per concludere, vogliamo riportare integralmente la frase con cui Cereda chiosa il suo elogio alla blockchain… e che ci trova perfettamente d’accordo.

“Comprendere il potenziale che si cela nella blockchain è un buon inizio per ricominciare a sognare, a sperare e ad avere fiducia nel domani”.

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